Lecco, 18 novembre 2014   |  

La festa degli alberi e l'esibizione di Celestino Usuelli

di Matteo Possenti

Per questo secondo appuntamento con «Fatti e ritratti lecchesi» prendiamo ispirazione dalla mostra «Lo sguardo dei fotografi - Lecco tra '800 e '900» di cui abbiamo già parlato su queste pagine in occasione dell'inaugurazione dello scorso giugno.

Guido Baccelli

Per questo secondo appuntamento con «Fatti e ritratti lecchesi» prendiamo ispirazione dalla mostra «Lo sguardo dei fotografi - Lecco tra '800 e '900» di cui abbiamo già parlato su queste pagine in occasione dell'inaugurazione dello scorso giugno.

Uno dei filoni del percorso scelto dai curatori Barbara Cattaneo e Luigi Erba con la collaborazione di Federica Mapelli riguarda proprio fatti e avvenimenti come ce li hanno raccontati i fotografi attivi in città in quell'epoca.

Il fatto più famoso e importante testimoniato è, sicuramente, l'inaugurazione del monumento dedicato ad Alessandro Manzoni e tramandato nelle fotografie di Giulio Rossi, ma sono altri due, tra i tanti, gli avvenimenti che attirano la nostra attenzione e che vogliamo qui ricordare.


Il primo avvenimento è la «Festa degli alberi», testimoniata dalle fotografie di Giuseppe Pessina.
Questa festa fu istituita nel 1898 dal Ministro della Pubblica Istruzione Giulio Baccelli, che la celebrò per la prima volta a Roma nel novembre dell'anno successivo alla presenza della Regina Margherita, della Principessa Elena con l'intervento di cinquantamila persone, tra cui undicimila studenti.

Così scriveva Baccelli, con linguaggio un po' arcaico, ma con motivazioni che appaiono modernissime pure oggi, per spiegare l'importanza di una tale festa: "Le selve sono salute e ricchezza; sono filtri stupendi e centri di produzione ossigenica... Tutelano il clima, equilibrano la temperatura, disciplinano le correnti dell'aria; provvedono alle condizioni igrometriche del sottosuolo; proteggono i colli nella loro coesione; difendono le praterie; conservano le acque... Noi deploriamo oggi la frequenza delle inondazioni; e se potessimo volgere a beneficio del rimboschimento sulle Alpi e sugli Appennini il denaro che ogni anno si disperde per riparare al dilagamento dei nostri fiumi, i grandissimi danni che dobbiamo lamentare, sarebbero immensamente ridotti di numero e di quantità..." Scritto solo 115 anni fa.

Motore della celebrazione della «Festa degli alberi» sulle montagne del lecchese a inizio novecento è stato il giovanissimo Touring Club Italiano che, già il 22 aprile 1900, aveva organizzato una «Gita ciclo alpina alla Grigna Meridionale» in collaborazione con la SEM, Società Escursionisti Milanesi, che riuscì in quella che si può considerare davvero l'impresa di riunire 1500 persone ai 1230 metri della Capanna SEM (inaugurata giusto l'anno prima) presso quelli che noi oggi chiamiamo Piani dei Resinelli e senza le strade e i mezzi di trasporto di cui possiamo usufruire oggi. «Far travedere a migliaja di gitanti di ogni età le serene ebbrezze della montagna ed invogliarle a cimenti maggiori – ecco il risultato dell'iniziativa» commentò il redattore della rivista del Touring.

Celestino Usuelli

La Rivista del Touring ricorda altre due grandi feste nel 1905, una organizzata dalla Società Alpina Operaia Antonio Stoppani di Lecco, presso il Monte Barro, mentre l'altra nuovamente organizzata dalla SEM presso la propria capanna.

Il redattore scrive così: "Quei bravi giovanotti... dopo aver lavorato tutta la settimana, il sabato sera, o in ferrovia od in bicicletta, volano a Lecco od a Mandello o ad Abbadia, e... su per la Valgrande, o per la strada dell'Angiolin, o per il Roccolo di Don Valente, o per la valle Calolden, o Crebbio e l'Alpe Corte; e giunti alla Capanna diletta, via di nuovo: o per il canalone Porta, o per la Cresta Segantini, o per i Torrioni Magnaghi, o per la Cima della Grignetta. Dite la verità: se tutta la gioventù italiana passasse le domeniche in divertimenti così virili, e che sollevano le menti ed i corpi, l'Italia non sarebbe una nazione meno poltrona e più forte?"

Il secondo avvenimento riguarda l'«esibizione» a Lecco di quella che era una vera celebrità dell'epoca: Celestino Usuelli. “Il celebre areonauta (all'epoca si scriveva cosi nda) Usuelli ha promesso di trovarsi a Lecco pel giorno 8 del prossimo settembre onde compiere un'ascensione libera in pallone a favore di alcune opere di beneficenza cittadine. Ecco un vero avvenimento per la città...” scriveva, per esempio, il «Giornale di Lecco e Circondario» proprio sul suo primo numero del 10 agosto 1907. Un pannello pubblicitario dell'evento è conservato ancora oggi, arrivato lì chissà come, nel Museo Storico dell'Aeronautica Militare Italiana di Vigna di Valle, sulle rive del lago di Bracciano.

La fama di Usuelli era meritata. L'impresa che l'aveva consacrato quale eroe senza paura era stata compiuta l'anno prima, il 11 novembre 1906, quando, durante l'Esposizione Universale di Milano di quell'anno, con il compagno d'avventura Carlo Crespi decollò, a bordo di un pallone sferico, dall'Arena, per primo valicò le Alpi alla quota di oltre 6000 m e -30 °C di temperatura, superando il Monte Bianco, per atterrare, dopo sole quattro ore di volo, ad Aix Les Bains in Francia: è un trionfo.

L'8 settembre, dunque, Usuelli era nel vastissimo cortile del Collegio Volta gremito di folla, con il suo pallone, chiamato «Condor 2°», pronto per un volo di lunga durata, con partenza prevista alle 10.30.

Negli anni successivi, Usuelli si dedicò alla progettazione di dirigibili, con risultati altalenanti ma, per ironia della sorte, dopo aver sfidato le quote più alte ed essere precipitato varie volte con i suoi palloni, una volta pure sulle montagne sopra Moggio, morì in un incidente stradale a nemmeno cinquant'anni.

Poiché non possiamo pubblicare qui le foto esposte, invitiamo tutti i lettori ad andare o tornare a visitare la mostra, presso la Sala di Grafica e Fotografia del «Palazzo delle Paure» fino al 11 gennaio 2015 dove troverete di meglio e di più. Giovedì 20 alle ore 21 Barbara Cattaneo e Gianfranco Scotti guideranno i visitatori a scoprire Lecco con «Lo sguardo dei fotografi».

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