Lecco, 08 gennaio 2015   |  

L'aviatore lecchese Antonio Dell'Oro (prima parte)

di Matteo Possenti

A lui è dedicata la piazza della chiesa del rione di Castello. Discendente da un'importante famiglia di imprenditori lecchesi, morì nel 1940

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28 dicembre 1908: Antonio Dell'Oro nasce a Laorca, in una famiglia di industriali attivi nella produzione di ferramenta.

In giovane età si trasferì a Castello dove il padre e i fratelli avevano attrezzato un grande stabilimento tra le attuali vie Monsignor Moneta-Via Seminario. La Fiumicella passava proprio lì davanti e la potenza per azionare le macchine dello stabilimento era ricavata da una ruota idraulica che, dopo molti anni di servizio, finì nei giardini di Palazzo Belgiojoso.

Rimasti orfani di padre in tenera età, Antonio, i tre fratelli e la sorella passarono sotto la tutela dello zio, che, dirigendo la ditta familiare, curava gli interessi anche degli altri nipoti, rimasti pure essi orfani.

Dopo un anno di scuola frequentato all'Istituto Parini di Lecco furono probabilmente la possibilità di un naturale sbocco lavorativo nell'azienda di famiglia e l'interesse per la meccanica e per le scienze che lo fecero passare all'Istituto Industriale Esperia di Bergamo. Diplomatosi come perito industriale meccanico-elettricista fu chiamato al servizio militare e scelse di svolgerlo nella giovane Arma Aeronautica, costituita solo pochi anni prima, nel 1923.

Per immaginare quale fervore ed entusiasmo ci fosse attorno all'aeronautica in quel periodo, basti pensare che solo pochi anni prima, nel 1927, Charles Lindbergh aveva attraversato l'oceano Atlantico senza scalo; gli idrocorsa americani, inglesi e italiani si contendevano la Coppa Schneider a velocità via via più elevate e gli idrovolanti italiani Savoia Marchetti S.55 guadagnavano l'ammirazione del mondo grazie alle crociere di gruppo a distanze sempre maggiori, prima nel mediterraneo, poi verso il sud e il nord America.

Il 3 aprile 1929 Antonio compì il suo primo rullaggio sulla pista dell'aeroporto della Breda a Sesto San Giovanni. Ottenne il brevetto di pilota il 3 gennaio 1930.

Terminato il servizio militare e ormai innamorato del volo, avrebbe potuto continuare la propria carriera come sottufficiale di complemento, ma decise di ricominciare da capo per fare di più. Fece domanda e fu selezionato per frequentare il «Corso Ibis» (quell'anno si chiamava così) alla Regia Accademia Aeronautica, insediata nella prestigiosissima reggia di Caserta.

Il 22 maggio dello stesso anno conseguì il brevetto di pilota militare e proseguì il suo addestramento volando nella 131a e nella 30a squadriglia aeroplani da ricognizione (una delle specialità dell'aeronautica).

Nel periodo dell'Accademia, Antonio non si mise in evidenza solamente come ottimo allievo, ma anche per la sua passione per la musica e il canto. Egli, infatti, comprò un vecchio grammofono, usato, quello che si poteva permettere, e, insieme ad esso, qualche disco di canzoni ormai fuori moda. I dischi di Dell'Oro divennero famosi e proprio di essi si parlò nel «MAK п 100» del Corso Ibis, cioè nella rivista goliardica pubblicata al termine del triennio di accademia.

Si legge così: «Ogni volta che in campo sportivo si deve eseguire il lancio del disco, gli allievi si muoiono dalla voglia di lanciare anche i famosi dischi di Dell'Oro; magari dalla finestra. Ma non si può: hanno il pregio dell'antichità. Infatti alle gare sportive per incitare Fassi (un compagno di corso, nda) a fare un lancio sbalorditivo, strillavano tutti: “È un disco di Dell'Oro, è un disco di Dell'Oro.”»

Il tempo dell'Accademia è anche il tempo in cui si formano salde amicizie, tra tutte, quella con il romano Duilio Fanali, che tanto sarà importante nella sua vita.

Se ormai essa era decisamente indirizzata verso quella del pilota militare, alcune lettere di questo periodo inviate allo zio che ne era stato il tutore testimoniano che già coltivava il sogno di costituire un'aviazione vaticana, al servizio dei missionari, perché potessero raggiungere rapidamente e senza difficoltà le terre di missione, in tutto il mondo. Per promuovere questa iniziativa coinvolse il pressoché coetaneo don Carlo Colombo di Olginate, che sarebbe poi diventato vescovo e teologo personale del Beato Paolo VI al Concilio Vaticano II, avendo il Dell'Oro ben presenti le difficoltà che incontravano il fratello Angelo e il cugino Osvaldo, entrambi missionari Comboniani.

L'attaccamento alla famiglia e alla terra natia è testimoniata dai quadretti con le fotografie che sempre portava con sé, in ogni nuova destinazione: «1929» e «Passione e macchine da volo» con le foto delle prime esperienze di volo e dei primi compagni, e «Sole ed acque natie» con le foto dei comballi ormeggiati sul lungolago e un'inedita panoramica di Lecco, probabilmente presa dalle «Case Verdi» ai piedi del monte San Martino, ottenuta (senza l'utilizzo di Photoshop!) dall'accurata unione di tre fotografie che ci restituiscono una vista della città che va dall'attuale via Gorizia fino ad un viale Turati che non c'era ancora.

Concludiamo questa prima puntata del ritratto di Antonio Dell'Oro con alcune delle sue fotografie.

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