Lecco, 17 novembre 2013   |  

L'Estonia interessata al made in Italy: moda, agroalimentare, biotecnologia ed elettromedicale

di Orlando Trevi

Il 77 per cento degli estoni naviga in Internet e il 98 usa l'"e-banking", con diffusione capillare in ambito quotidiano come la scuola, gli ospedali, ma anche gli uffici delle imposte. Dal 2011 vige il voto elettronico per le elezioni politiche e il 16 per cento degli elettori ne hanno beneficiato.

estonia

Il mondo è composto da grandi e piccoli mercati, anche questi ultimi possono fare la differenza. È il caso dell’Estonia, "ponte" verso i mercati dell’Europa settentrionale, interessante per le sue specificità: liberismo e iniziativa privata, fisco amico della cittadinanza e dell’imprenditoria, stabilità economico finanziaria, informatica diffusa, servizi e industria di grandi potenzialità d’interesse per esportazioni e investimenti italiani. I rapporti bilaterali con l’Italia sono sempre stati ottimi, tanto che il nostro governo fin dai tempi dell’occupazione sovietica non aveva mai riconosciuto quella sovranità sui Paesi baltici e viceversa, una volta riconquistata l’ indipendenza da parte di Tallinn nel 1990, ha sùbito inviato un ambasciatore dal 1991. In epoca recente ha poi appoggiato la domanda estone di ammissione all’Ue e alla Nato.

Secondo l’Economist intelligence unit (Eiu), l'Estonia aveva subìto contraccolpi pesantissimi dalla recessione 2008 e 2009 con il prodotto interno lordo (Pil) in caduta libera del 14%, ma la volontà di reagire non si è fatta attendere con gl’incrementi del 3,3% nel 2010, dell’8,3% nel 2011, del 3% nel 2012 e del 2,6% quest’anno.

Dapprima la ripresa ha poggiato su crescite record delle esportazioni nel manifatturiero, poi dal 2011, a causa della difficile situazione economica dell’eurozona, dove sono indirizzate per due terzi le esportazioni (tre quarti del Pil), ha fatto leva sulla domanda domestica, secondo l’Ufficio estone di statistica. Lo scorso anno, buona parte di questa ha influito sulla capacità d’investimento in beni capitali in progetti nel settore pubblico, facendo leva sull’interazione fra Stato e iniziativa privata.

Il Paese rimane connotato da un regime liberale, soprattutto negli scambi con l’estero non esistono imposizioni sul movimento di merci e capitali, mentre sono incentivate importazioni ed esportazioni. L’Estonia rimane uno dei Paesi dell’Europa orientale a maggior presenza di settore privato nell’economia (85% del Pil), dopo la svolta in politica economica di libero mercato operata nel 2001. La composizione settoriale già nei dieci anni precedenti aveva visto una rapida crescita del terziario (che oggi pesa due terzi del Pil) e dell’industria (a oltre il 30%), a fronte del regresso dell’agricoltura (stabilizzatasi intorno al 4%).

L’entrata a far parte dell’euro dal 2011 ha comportato forti sacrifici e una forte disoccupazione aggiuntasi a quella strutturale dovuta all’insufficienza di manodopera qualificata, anche per la normativa restrittiva sull’immigrazione, oltre all’emigrazione di forza lavoro verso l'estero specialmente nei periodi di crisi. Ciò nonostante la disoccupazione è calata sensibilmente dal 2010 al 2012, con tassi dal 16,9%, al 12,5% fino al 10,2%.

La caduta della crescita dal +8,3% al +3% del Pil, conseguente al faticoso approdo alla moneta unica, ha significato immediata perdita di entrate fiscali. Ma la politica fiscale, è sempre stata prudente fin dal periodo di boom economico e oggi la pressione fiscale estone è d’esempio per gli altri Paesi dell’Unione europea (Ue), con aliquota impositiva unica al 21% per persone fisiche e giuridiche e con detassazione degli utili reinvestiti. Come non bastasse, il governo prevede un’ulteriore riduzione delle imposte sul reddito nel 2015, da controbilanciare con un aumento della tassazione indiretta su accise e delle tasse ambientali.

L’Estonia è prima tra i 17 Paesi dell’Euro per migliore performance economica (Studio “2011 Euro plus monitor”) e ottiene nel 2012 uno tra i più bassi livelli di indebitamento pubblico tra i partner Ue, pari al 9,4% del Pil (stime Eiu). È soprattutto uno dei Paesi all’avanguardia nella tecnologia dell’informazione e della comunicazione (Information and communication technology/Ict), dove conta 2.600 aziende e 19 mila occupati (quasi 3% del totale).

Oggi il 77% degli estoni naviga in Internet e il 98% usa l'"e-banking", con diffusione capillare in ambito quotidiano come la scuola, gli ospedali, ma anche gli uffici delle imposte. Dal 2011 vige il voto elettronico per le elezioni politiche e il 16% degli elettori ne hanno beneficiato.

Passiamo ora ai settori di maggior interesse per gl’imprenditori lombardi e lecchesi. Un settore degno di rilievo riguarda i macchinari e le apparecchiature, in recente crescita nonostante la crisi finanziaria del 2008, con profitti netti superiori al 5% dell’ammontare totale del giro d’affari. Centotrenta le aziende piccole e medie del settore, con 3.000 occupati all’attivo (dati 2010). E lo sviluppo prosegue: secondo i dati disponibili, nel 2011 l’import di un miliardo di euro ha registrato un’impennata del 70% sull’anno precedente.

La propensione alla ricerca scientifica applicata, in particolare nelle biotecnologie, configura ulteriori notevoli potenzialità di esportazione dell’elettronica e dell’elettromedicale verso l’Estonia: lì la domanda rappresenta un vero e proprio boom, che sfiora il 70%, da 1,1 a oltre 1,7 miliardi di Euro.

Ma la colonna del rilancio estone è l’industria alimentare (16% del manifatturiero) con produzione da un miliardo di euro e oltre 16 mila occupati: caseario (28,4%), bevande (20,7%) e carni (18%). Le importazioni dall'estero nel 2011 sono ammontate a 714 milioni di euro, in crescita di 10 milioni di euro sull’anno precedente. Si delineano consistenti margini di manovra anche per le esportazioni italiane, in considerazione della notorietà dei nostri prodotti e ristoranti, come confermato anche dalla leadership italiana del settore dell’ospitalità con il successo di Host lo scorso ottobre a Rho Fiera Milano.

Ulteriori settori d’interesse per i nostri imprenditori sono quelli delle costruzioni e dell’abbigliamento. Il primo è in continua crescita da 23 anni e le prospettive di sviluppo permangono sostenute in un comparto dove anche le piastrelle di Sassuolo aprono la strada alle nostre esportazioni in Estonia. Il secondo vola sul diffuso gusto del bello nelle classi sociali più abbienti, con volumi annui di import sui 270 milioni di euro.

Per concludere, le attrattive d’investimento: in Estonia si trovano conoscenze tecniche, bassi costi del lavoro (nell’Ict 1.400 euro/mese), ricerca e innovazione tecnologica (Skype è estone), inglese diffuso, economicità per le "start-up", bassa tassazione, burocrazia minima e tutela giuridica degl’investimenti stranieri, nonché informatizzazione di tutto il sistema economico estone. Un'opportunità potrebbe essere concentrarsi sugl’investimenti pubblici e privati nell’infrastruttura delle telecomunicazioni, con fibra ottica installata ovunque, fino ai cavi sottomarini per i collegamenti internazionali. C’è da rimanere estasiati, soprattutto lo saranno i più giovani, ad apprendere che fra due anni tutta la nazione sarà collegata alla rete "broadband" con velocita' di trasmissione dati di 100 Mbit/s.

Ci chiediamo: si tratta di “sola” tecnologia o siamo di fronte ad un modello sociale economico di imprenditività diffusa, capace di generare una classe dirigente giovanile e dinamica?

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