Lecco, 13 ottobre 2013   |  

L'"Aquila bianca" polacca occasione d'espansione economica anche per l'Italia

di Orlando Trevi

Gli indicatori dell’Ambasciata d’Italia a Varsavia sono perentori: la variazione del Pil anche negli anni della crisi ha fatto registrare sempre segni positivi, +3.9% nel 2010, + 4,3% nel 2011, + 2,1% nel 2012 e + 1,7% nel 2013

varsavia

Varsavia (Polonia), veduta del Centro storico

La Polonia rappresenta il maggior Paese e mercato dell’Europa Orientale, forte per demografia con 39 milioni di abitanti; crescita economica recente con 15-16 punti percentuale di recupero del Prodotto interno lordo pro-capite rispetto all’Unione europea (UEe negli ultimi 7-8 anni; hub logistico e distributivo verso i mercati dell’Est; forza lavoro giovane e qualificata; università con oltre 500 facoltà, più di 100.000 docenti e 2 milioni di studenti, in gran parte laureati in materie tecnologiche e scientifiche; principale beneficiario dei fondi Ue nella politica di coesione, per circa 67,3 mld di euro e dei fondi della Politica agricola comune (13,2 mld €), secondo i dati del Ministero degli Affari esteri. Per questi elementi l' “Aquila bianca” polacca può diventare una riscoperta anche da parte delle nostre piccole imprese.

In particolare per quanto riguarda la dimensione macroeconomica polacca, gl’indicatori dell’Ambasciata d’Italia a Varsavia sono perentori: la variazione del Pil anche negli anni della crisi ha fatto registrare sempre segni positivi, +3.9% nel 2010, + 4,3% nel 2011, + 2,1% nel 2012 e + 1,7% nel 2013; la quota di disoccupazione nel quadriennio è stabile fra il 12 e il 13%; così pure il rapporto debito pubblico/PIL dal 52,8% nel 2010, al 53,9% nel 2011, al 53,7% nel 2012, di nuovo in calo al 52,7% nel 2013; la curva dell’inflazione ai minimi del 2,7% nel 2010 e nel 2013, e a livelli più elevati al 4,2% e 3,6% nel 2011 e 2012.

I rapporti economico commerciali tra Italia e Polonia, dato il legame storico tra i due Paesi, indicano l'Italia come il quarto partner commerciale della Polonia e come sesto principale investitore, con presenza imprenditoriale vasta, data da grandi e piccole realtà, che in Polonia incontrano manodopera qualificata, ampio mercato interno e possibilità di collegamento verso gli altri mercati dell'Europa dell’Est.

L’elenco ufficiale può risultare eccessivo, ma fa rendere conto delle aziende presenti, delle tipologie di produzioni e servizi e dei mercati che sono sempre andati per la maggiore: Brembo Poland costruisce prodotti in metallo, esclusi macchinari e attrezzature; Cantoni Motor è il principale produttore di motori elettrici in Polonia da cui esporta in tutto il mondo, fa parte del Gruppo Cantoni presente nel paese anche con Besel, Celma Indukta, Emit, Ema-Elfa, Fana, Formit, Narmod, Fenes; Fiat Auto Poland, costituita nel 1992 Fiat Auto Poland S.A. è la maggiore società del Gruppo Fiat in Polonia per la produzione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi; Indesit Company Polska, creata nel 1992 come ufficio commerciale, nel 1999 ha aperto il primo stabilimento produttivo a Lodz per apparecchiature elettriche e apparecchiature a uso domestico non elettriche; Astaldi S.p.A., costruzioni; Ferrero Polska, maggior esportatore nel settore alimentare polacco, opera in Polonia dal 1992, attualmente produce e confeziona prodotti per numerosi mercati esteri con lo stabilimento di Belsk Duzy; PZL Swidnik, dal 2010 sotto il controllo di AgustaWestland, opera dal 1951 nella costruzione di navi e imbarcazioni, locomotive e materiale rotabile, aeromobili e veicoli spaziali, mezzi militari; il Gruppo Mapei, prodotti chimici, oltre alla Mapei Polska, costituita nel 2001, controlla anche la Gòrka Cement, storica azienda polacca di produzione di cementi speciali e la Sopro Polska, emanazione della tedesca Sopro; ICT Poland e Delitissue, operano nel comparto carta e prodotti in carta, la seconda nel Gruppo Sofidel è presente in Polonia dal 2000; Marcegaglia Poland, prodotti della metallurgia, fa parte del Gruppo Marcegaglia con due stabilimenti a Praszka dal 2004 e a Kluczbork dal 2010; Bank Pekao, acquisita dal Gruppo UniCredit, con un investimento di 1,1 mld € nel 1999, dopo l’integrazione di parte della banca BPH, è diventata uno dei maggiori istituti bancari dell'intera Europa Orientale.

L’Italia figura al 7° posto fra i Paesi investitori in Polonia, con 8,2 miliardi di euro, dopo Paesi Bassi (23 mld€), Germania (21 mld€) e Francia (19 mld€), secondo le elaborazioni 2011 dell’Ice di Varsavia. Negli investimenti in entrata totali, il manifatturiero vale 48,8 miliardi €, spiccano alimentari (9,5 mld€), automotive (6,5 mld€), legno (3,5 mld€) e chimica (3 mld€). Le costruzioni da sole valgono 8,9 mld€ mentre i servizi fanno la parte del leone con 88,8 mld€, in risalto attività finanziarie e assicurative (32,3 mld€) e commercio/ riparazione auto e moto (22,4 mld€), attività professionali scientifiche e tecniche (12 mld€) e attività immobiliari (11 mld€). Questi numeri danno il senso di un tenore di vita e di un potere d’acquisto sempre maggiori e dì nuovi modelli di consumo. Sono indicazioni che attestano l'allargamento della classe media e l’esistenza, anche di una classe medio-alta: in altre parole, vi sono i requisiti di fondo per un buon dimensionamento della domanda interna, che apre condizioni favorevoli anche per le nostre esportazioni.

Un altro aspetto d’interesse concerne le materie prime. La Polonia si erge tra i principali produttori mondiali di carbone fossile, pur considerando il rallentamento dell’ultimo periodo con 76,5 mln tonnellate del 2010 e 67,64 mln tonnellate nel 2011. Anche nell’estrazione del rame, la Polonia è uno dei maggiori produttori mondiali, ma non meno importanti sono altre risorse minerali come zolfo, zinco, piombo e salgemma.

Grazie alle riserve di petrolio e gas naturale convenzionale la Polonia ha beneficiato di una produzione annua di 602 mln tonnellate di petrolio e di 5,65 mld m³ di gas (dati 2011). Ma a fronte di risorse limitate di gas naturale, risultano invece enormi aspettative dal rapporto 2011 della U.S. Energy Information Administration, che asserisce potenzialità di estrazione di shale gas per oltre 5200 miliardi di metri cubi, corrispondenti a più di un terzo dei depositi stimati di tutta Europa. Anche se la valutazione delle autorità polacche è meno ottimistica, ove gli scisti risultassero completamente utilizzabili, il Paese potrebbe contemporaneamente raggiungere l’indipendenza energetica rispetto alla vicina Russia e risultare attrattiva nei confronti di un numero sempre più alto di investitori nel prossimo quinquennio. Infatti già dallo scorso gennaio il Ministero dell’Ambiente ha rilasciato più di un centinaio di concessioni per le attività di prospezione. Le imprese italiane concessionarie sono state: Eni Polska Sp. z o.o. (3 concessioni) e Sorgenia, attraverso la joint-venture Saponis Investment Sp. z o.o. (con l'americana BNK Petroleum, l’austriaca RAG e la canadese LNG Energy), in concorrenza con colossi esteri come le statunitensi Chevron Corporation, ExxonMobil Corporation e Marathon Oil Company, l’irlandese San Leon Energy e la canadese Realm Energy International.

Infine occorre svolgere un flash sui temi fiscali (fonte: Ambasciata): l’imposizione sui redditi delle persone giuridiche avviene mediante applicazione di un’aliquota proporzionale, che è stata progressivamente ridotta fino ad attestarsi al 19% della base imponibile. Per quanto riguarda invece l’Iva - imposta sul valore aggiunto (da loro Vat), dal gennaio 2011 sono entrate in vigore nuove aliquote, con durata triennale sino alla fine di quest’anno. L’aliquota ordinaria è del 23%, ma l’aliquota ridotta al 8% riguarda beni e servizi, come generi alimentari, prodotti medici e farmaceutici, servizi alberghieri e di ristorazione, edilizia residenziale. Una seconda aliquota ridotta al 5% colpisce i prodotti agricoli non trasformati e i generi alimentari di base (pane fresco, latticini, alcuni prodotti a base di carne, prodotti a base di farina (come grano e pasta) e succhi. Un'ultima aliquota ridotta allo 0% vige su forniture intra-comunitarie di beni ed esportazioni di beni in Paesi extra-comunitari. Dalla demografia, al debito pubblico fino all'imposizione fiscale, ogni paragone con il nostro Paese mostra nei fatti cosa deve implicare una logica di crescita.

 

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