La Valletta Brianza - Bernaga, 26 ottobre 2015   |  

L’Abate di Montecassino: “La vita di una monaca esala il profumo e la bellezza di Cristo”

di Italo Allegri

L’abate di Montecassino, Sua Ecc.za Dom Donato Ogliari, ha presieduto stamani la solenne celebrazione in occasione del 26° anniversario “Dies Natalis” di Madre Maria Candida fondatrice delle Monache Romite.

Bernaga IMG3644

La piccola chiesa esterna del Monastero delle Monache Romite di Bernaga, nel comune de La Valletta Brianza, non è bastata stamani ad accogliere i numerosi fedeli che hanno partecipato alla solenne concelebrazione presieduta da Sua Ecc.za Dom Donato Ogliari, Abate dell’Abbazia Benedettina di Montecassino – 192° successore di San Benedetto –, in occasione del 26° anniversario “Dies Natalis” di Madre Maria Candida Casero, fondatrice dell’ordine monastico. Diverse persone hanno partecipato stando in piedi, alcune occupando la balconata che sovrasta l’ingresso, altre ancora seguendo il rito nel locale contiguo alla navata.

Un appuntamento sempre molto partecipato, segno che la testimonianza di Madre Candida ha toccato i cuori di tante persone. Numerosi anche i sacerdoti concelebranti del circondario e non: ventisei. Tanta condivisione afferma che la gente è costantemente vicina alla comunità orante di Bernaga.

La vita monastica è l’espressione più elevata della vita cristiana e fa del monaco o della monaca un indicatore essenziale: «la loro presenza è un dito puntato verso il cielo per ricordarsi» e ricordare a ciascun cristiano «che Dio deve occupare il primo posto nella nostra vita», ha detto Mons. Ogliari introducendo l’omelia.

Così San Benedetto esortava i suoi monaci «a non anteporre assolutamente nulla al Cristo». Ciò che ha fatto anche Madre Candida che, di fronte alle prospettive offerte dal mondo, affermava: «Il mio ideale era più grande: Cristo soprattutto».

Quel Cristo che si è rivelato ai piccoli, agli umili, perché è l’unico che conduce veramente al Padre per «condividere la stessa natura divina». La centralità della sua persona nella vita del discepolo «è la condizione necessaria per attingere da Lui la linfa della vera pace», che allieva «ogni peso che opprime».

L’adesione totale a Gesù, il «contatto personale con Lui attraverso la sua Parola» è la via maestra che porta ad «entrare in comunione con Lui» e poter esclamare: «Dio mi basta». Allora si scopre «con gioia quanto sia liberante sperimentare il passaggio dalle cose secondarie a quelle essenziali». E proprio a questo passaggio alludeva il Beato Paolo VI quando rammentava a Madre Candida: «Il carisma contemplativo di voi monache deve essere umile richiamo all’Eterno, all’essenziale, al Cielo».

L’umiltà è una «dimensione fondamentale della vita monastica, ossia al suo essere un servizio umile e silenzioso a Dio e ai fratelli, lontano dalle luci della ribalta e, proprio per questo, profondamente libero e gioioso».

Anche Madre Candida considerava l’umiltà la «madre di tutte le virtù», perché unitamente all’obbedienza è capace di forgiare anime che riflettono il volto del Signore. Ella la paragonava alla «scopa del buon Dio», perché per ricevere la Sua grazia «bisogna essere umili e piccoli».

«Mi piace pensare – ha proseguito Dom Ogliari – che, in fondo, la vita di una monaca assomiglia molto a quegli umili fiori di campo su cui nessuno getterà lo sguardo e che, pur tuttavia, con la loro presenza, il loro colore e il loro profumo, contribuiscono a rendere più bello il mondo. Similmente, la vita di una monaca, anche se nascosta ai più, esala il profumo e la bellezza di Cristo a beneficio dell’umanità, e lo fa soprattutto attraverso “lo scambio dell’amore fra cielo e terra mediante la preghiera” – come scriveva Madre Candida».

Ma l’umiltà per crescere ha bisogno di due ingredienti speciali: del silenzio e della solitudine, che costituiscono due dimensioni fondamentali della vita monastica. Entrambi si compenetrano e si completano, rappresentano gli «strumenti pedagogici attraverso cui il cuore della monaca viene sempre più compenetrato dall’amore di Gesù».

Mons. Ogliari ha di nuovo citato Madre Candida: «La nostra solitudine non è “fuga”, non è “fine”, ma “mezzo” di spogliamento, di distacco, per aprirci come calice di giglio all’invasione dell’amore di Dio da riversare sulla Chiesa e sui fratelli». E ancora: «La vita monastica – afferma Madre Candida – non può non essere che un’irradiazione di gioia. Gioia di amare; gioia di donare; gioia di offrire. Gioia che si legge negli occhi e nell’atteggiamento, oltre che nelle parole, e che manifesta a chi ci avvicina la consapevolezza di possedere il tesoro nascosto, la perla preziosa». Inoltre: «Vendiamo noi stesse all’Amore – diceva Madre Candida alle sue monache – dimentichiamoci donandoci, e saremo anime gioiose: gioiose e silenziose; gioiose e raccolte; gioiose e umili; gioiose e sacrificate; gioiose e donate; gioiose e all’ultimo posto, materialmente o concettualmente; gioiose e sofferenti. Non sono controsensi, no. Non utopie, no. La gioia nostra è Cristo in noi e noi in Cristo; e nessuno potrà separarci da Lui».

«Questo l’augurio che, commemorando il dies natalis di Madre Candida, vogliamo rivolgere alle sorelle che su questo colle continuano a far risplendere la luce serena e gioiosa della sequela di Cristo nella vita monastica», ha concluso l’Arciabate di Montecassino.

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

26 Settembre 1973 muore a Roma, dove era nata nel 1908, Anna Magnani,  prima interprete italiana nella storia degli Academy Awards a vincere il Premio Oscar (per il film La rosa tatuata) come migliore attrice.

Social

newTwitter newYouTube newFB