Milano, 19 maggio 2015   |  

Il prode Achille scende dal treno

Il presidente del Consiglio di amministrazione di Trenord costretto dal pubblico ministero Polizzi a lasciare temporaneamente la poltrona. A suo carico sospetti di truffa e peculato.

achille trenord

Nessuno è perfetto e tutti abbiamo difetti e punti deboli. Ma il "tallone di Achille" di Norberto Achille è forse troppo sfacciato e segno di irritante tracotanza. L'uomo, presidente del Consiglio di amministrazione di Trenord (le vecchie Ferrovie Nord Milano), società controllata dalla Regione Lombardia e sempre in affanno nel recupero di immagine verso i tanti pendolari critici rispetto al servizio, è accusato dal pubblico ministero Giovanni Polizzi di truffa e peculato, con conseguente "divieto temporaneo all'esercizio degli uffici direttivi".

In pratica il manager è dovuto scendere dal treno e le contestazioni a suo carico appaiono pesanti.

I carabinieri di Milano, che hanno indagato a lungo con riferimento agli anni 2008-2014, avrebbero scoperto spese allegre ed eccessive, incongrue e sospette, con addebito alla società pubblica.

Una storia già vista infinite volte, quasi un ritornello trito e ritrito. Stupisce come in tempi di vigilanza rafforzata, di sospetti ad ogni angolo, di ceto medio tartassato e furibondo e di pensionati fuori dai gangheri, ci possano essere ancora manager che spendono e spandono, tanto i soldi non sono i loro, ma sono i nostri.

I militi dell'Arma avrebbero individuato 600 mila € "non ben spesi" dal prode Achille: ristoranti di lusso, spese telefoniche per migliaia di euro, acquisto di quadri, vestiti, scarpe Hogan, abbonamento alla pay-tv, cessione a moglie e figlio di schede telefoniche intestate a Trenord, due vetture aziendali noleggiate e date in uso a un figlio, contravvenzioni a gogò, spese per benzina pur con auto diesel e così via.

Ferma restando la presunzione di innocenza, se tutto o parte verrà confermato in sede dibattimentale, non potremmo non registrare con sconforto quanto il nostro Paese sia incorreggibile e quanto il Governatore Maroni, nonostante tutti i segnali ricevuti dalla stampa (il Fatto Quotidiano) si sia mostrato pavidamente titubante.

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