Lecco, 29 gennaio 2015   |  

Il marchese truffatore e scroccone

di Matteo Possenti

La storia di Napoléon-Parfait Locatelli, il marchese operaio di Oggiono.

PalazzoLocatelli Belgioioso

I tetti di Palazzo Belgioioso (già Locatelli) a Castello di Lecco, attuale sede del Museo di Storia Naturale e del Museo Archeologico (foto Matteo Possenti)

Nell'aprile 1872 guadagnò l'onore delle colonne di cronaca dei giornali francesi la storia di Napoléon-Parfait Locatelli, il marchese operaio di Oggiono. Il padre, emigrato italiano in Francia nel 1829, abbandonò il figlio, nato a Parigi nel 1834, per rientrare in patria, lasciandogli solo il nome ed il titolo.

 

Il giovane, povero in canna, nonostante il titolo nobiliare, si era adattato ad ogni genere di impiego, per sopravvivere, finché, verso il 1869 si presentò in cerca di lavoro alla casa del Signor Frac, idraulico e commerciante di vini, indossando una tipica blusa da idraulico. «Sono marchese, signor Frac,» aveva confessato «la mia famiglia mi ha tagliato lo stipendio.»

 

Il buon uomo si prese cura del giovane. Gli diede lavoro, lo presentò alla moglie e lo introdusse nella propria famiglia, lo prese sotto la propria protezione, finché, un giorno, abbandonati gli umili vestiti da operaio, Napoléon-Parfait si presentò a casa Frac vestito da gentiluomo, con la croce e il nastro rosso della Legione d'onore appuntati alla sua giacca. L'onorificenza della Legione d'onore era stata istituita da Napoleone Bonaparte.

 

Napoleone Bonaparte indossa la Legion d'Onore (Paul Delaroche)

Giustificò il repentino cambiamento con la riappacificazione con la famiglia che, finalmente, gli avrebbe garantito una rendita annua di ben trentamila franchi, oltre venti volte lo stipendio di un operaio. Veramente una bella storia, degna di un feuilleton a lieto fine - oggi ci si potrebbe fare una commedia romantica - perché il trentaseienne Napoléon-Parfait guarda caso si era perdutamente innamorato della giovane sedicenne signorina Frac (le cronache non ne riferiscono il nome).

 

I marchesi Locatelli di Oggiono, così nobili e fieri, certamente si sarebbero opposti al matrimonio del loro rampollo, sebbene prima ripudiato, con la figlia di un idraulico, per cui, suggerì Napoléon, meglio non avvertire la famiglia, ma metterla di fronte al fatto compiuto: «I soldi sono in viaggio: procediamo con il matrimonio civile, e anticipatemi voi quello che serve. Il denaro arriverà e allora celebreremo il matrimonio religioso... Voi comprendete, sarà troppo tardi e miei parenti saranno costretti ad accettare la situazione.»

 

Nel frattempo, il Locatelli aveva avuto modo di dare prova delle sue doti morali e della sua solidarietà. In una merceria incontrò la signorina Lemarchand, disperata perché la madre era stata arrestata in seguito ai fatti dell'insurrezione di Parigi nel 1870 e si trovava in prigione ad Arras. Il marchese si fece avanti, dicendo che già aveva fatto mettere in libertà alcuni detenuti per questo motivo e si offrì, se ella avesse voluto, di scrivere a un certo colonnello, suo intimo amico, chiedendo di farla uscire: costo totale, 20 franchi, per quattro suppliche e spese di cancelleria.

La giovane, accettò l'aiuto.

 

Dal momento delle nozze civili, intanto, erano passati otto giorni, un mese, due mesi, un anno, due anni, ma i soldi non arrivarono mai. La famiglia non acconsentì a consegnare la giovane marchesa al marito, prima del matrimonio religioso ma, ora, era proprio Napoléon a rifiutare. La richiesta della separazione dei coniugi e dei beni fu inevitabile.

 

Portato di fronte al tribunale penale, la posizione del Locatelli divenne subito traballante. La signora Frac, infatti, raccontò che il marchese si era presentato a casa loro portando sulla giacca niente meno che il nastro della Legion d'onore: come non fidarsi di una persona così? Un imbianchino che frequentava per motivi di lavoro casa Frac si presentò come testimone.

 

Apriti cielo: venne immediatamente appurato che il Locatelli non aveva nessun diritto di portare una tra le più alte decorazioni di Francia e i giudici misero in dubbio pure il suo casato. A questo riguardo, però, pare che l'atto di nascita esibito fosse regolare e, quindi, il titolo nobiliare dichiarato non era usurpato. Chissà, forse era in qualche modo discendente dei Marchesi Locatelli che, a Lecco, fecero costruire quello che oggi conosciamo e chiamiamo Palazzo Belgioioso.

 

L'abitazione del Locatelli fu perquisita dalla polizia: la camera, perché in una sola camera viveva, mostrava il più profondo squallore e povertà: né vestiti, né arredi, né attrezzi, sebbene dichiarasse poi di esercitare il mestiere di decoratore. La verità che emerse fu che per dieci anni il marchese idraulico aveva vissuto di espedienti e, per cinque mesi, a spese della famiglia Frac.

 

La fedina penale non era pulita: era già stato in prigione un mese per vagabondaggio e per porto abusivo di decorazione, nel 1856. Prima della signorina Frac aveva fatto una promessa di matrimonio ad una cameriera, per poi sparire nel momento in cui aveva trovato una preda più ricca.

 

Napoléon-Parfait de Locatelli scroccone e truffatore fu condannato dal tribunale a sei mesi di prigione per aver ingannato e millantato credito, con la figlia della prigioniera, e per aver portato il nastro della Legion d'onore.

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