Lecco, 12 luglio 2013   |  

Il delizioso inganno della Compagnia del Lago

di Katia Angioletti

“L’inganno” è il titolo della pièce cui noi del ResegoneOnLine siamo stati invitati a partecipare, in occasione del “Giropasta con delitto” di ieri sera, giovedì 11 luglio.

Cenadelitto 2

Ci sono molti modi per fare teatro, e infinite ragioni per cui si sceglie di mettersi in gioco calcando le assi di un palcoscenico: da sempre si fa teatro per riflettere e far riflettere, per porre interrogativi e cercare risposte, per ricercare e sperimentare nuovi linguaggi, per comunicare, oppure per provocare. Ci si dimentica, in una società come la nostra, iperattiva, impegnata, critica, pensosa, polemica, che il teatro è prima di tutto partecipazione ed emozione, è coinvolgimento e divertimento, è la condivisione di istanti e la partecipazione a vite e vicende sempre diverse, perché mille sono le esistenze dell’attore e mille le storie che può raccontare.

Ce lo ricordano i bravi artisti della “Compagnia del Lago”, associazione teatrale e culturale di Lecco, impegnati nella diffusione nel territorio lecchese – e non solo – di un teatro che è prima di tutto incontro e divertimento. Il loro teatro non ha paura di “invadere” spazi che non gli sono propri, non ha bisogno di sipari di velluto rosso e dell’atmosfera ingessata da “silenzio in sala”: si insinua, accattivante e – perché no?– coraggioso, nel momento conviviale per eccellenza, la cena, e da lì lancia una sfida. Due coppie di amici benestanti, invitati a nozze e ostacolati da una tempesta improvvisa. Un delitto efferato. Un carnefice. Molti possibili moventi. E tanto lavoro da fare per la brillante detective con cui ciascuno di noi non ha potuto fare a meno di immedesimarsi…

“L’inganno” è il titolo della pièce cui noi del ResegoneOnLine siamo stati invitati a partecipare, in occasione del “Giropasta con delitto” di ieri sera, giovedì 11 luglio, al Festone di Merone, organizzato dall’Associazione Giovanile “Il Tricheco”. Siamo seduti al tavolo, davanti a un piatto di pasta fumante. Le luci si spengono. Passi. Quattro ragazzi elegantissimi irrompono in scena, in fretta, imprecando contro quel temporale che ne ha interrotto il viaggio verso il Castello di Vento, per festeggiare il matrimonio di amici. La tensione è tangibile: molto si muove sotto l’apparente tranquillità, intrighi e segreti e tradimenti e gelosie e invidie e rivalità piccole e grandi che solo alla fine saranno svelati.

È la voce fuori campo del direttore della locanda ad annunciare l’assassinio di Meg Taylor. E da questo momento la sfida ha inizio! Gli spettatori si confrontano, discutono sulle possibili motivazioni del delitto, esultano, certi di avere individuato il colpevole e poi cambiano idea, di fronte a una teoria più convincente. Un momento di pura convivialità che raramente capita di trovare ancora a teatro.

Ma non va dimenticata la qualità della rappresentazione: tempi brevi e ritmi agilissimi, adatti a questo genere di spettacolo; una recitazione convincente, che coinvolge senza mai essere sopra le righe e asseconda una trama non troppo complessa, che però dà adito a infiniti possibili scioglimenti e quindi moltiplica il divertimento. Brava Stefania Valsecchi, nel ruolo della vittima Meg, cui è riservata una parte breve ma fondamentale; pregevolissima anche la prova di Mirko Castagna e Francesco Ascolese, nei panni di Tom Spencer e Zacc Taylor, che passano senza difficoltà dal ruolo di freddi uomini d’affari impegnati e un poco snob alla disperazione del lutto… una disperazione che insospettisce e che (forse) inganna; eccellenti la razionalità e la decisione del detective Elisabetta Molteni (che è anche autrice della pièce, inedita), impietosa nelle sue indagini, pronta a fare luce in un caso che promette sorprese; ed efficace, infine, la recitazione di Fabiola Tentori, una Anita Spencer sensuale e insinuante, distaccata e melliflua, nervosa e glaciale al tempo stesso.

Roberto Bregaglio cura la regia di questo spettacolo, e anche a lui va il nostro applauso: alla sua capacità di amalgamare lo stile recitativo dei cinque protagonisti, di scandire la performance in tempi adeguati, al merito di avere bene compreso i tempi e le modalità di una forma di spettacolo che deve rinunciare alla “sacralità” silenziosa e paziente del teatro tradizionale per sollecitare e fare propria, piuttosto, la reazione rumorosa e partecipe degli spettatori, essi stessi, in fondo, parte dello spettacolo.

Infine, un applauso a tutti gli artisti della Compagnia del Lago: a chi si esibisce in scena e a chi collabora da dietro le quinte. Ed è un applauso non solo per la qualità dell’allestimento, ma per l’atmosfera che sono stati in grado di creare. Per la freschezza e la spontaneità con cui dichiarano che fare cultura può essere divertente, che si può godere del teatro anche ridendo e scherzando di fronte a un ottimo piatto di pasta, per la passione comune che emerge da ogni loro espressione, per la voglia di mettersi in gioco e di “giocare” al teatro. E chiedendoci a gran voce di “giocare” con loro, perché questo è il teatro.

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