Lecco, 26 novembre 2014   |  

Il Cimitero Monumentale di Lecco e Oreste Calabresi

di Matteo Possenti

Attore affermato morì di ictus mentre si trovava nella nostra città in visita ad amici.

OresteCalabresiMacerata 1857Lecco 2

Oreste Calabresi

Lecco c'è un museo un po' particolare, frequentatissimo, ma, chi ci va, spesso non se ne rende conto. In altri casi, invece, le persone, lì, proprio non ci vogliono entrare! Parliamo del... Cimitero Monumentale!

Il cimitero, progetto dell'Ing Enrico Gattinoni, fu inaugurato nel 1882 e si estendeva verso il torrente Gerenzone. Nel 1901 inglobò anche il vecchio cimitero e su quell'area verranno costruiti alcuni sotterranei, ampliati recentemente, e il Famedio, su progetto dell'Arch. Luigi Mazzocchi e figlio.

Grazie alle molte le vere opere d'arte qui raccolte, non solo sculture (in pietra o fusioni in bronzo) ma anche architetture tombali, si possono ripercorrere gli stili che si sono susseguiti nel corso di questi oltre 130 anni. Un libro di Tiziana Rota, intitolato «Percorsi di arte, storia e paesaggio nei cimiteri di Lecco» e pubblicato quest'anno, accompagna il visitatore, non solo del Monumentale, alla scoperta di opere e persone un po' come nei più famosi cimiteri di Parigi, Roma, Milano o Londra. Sul posto sono comunque disponibili delle guide pieghevoli molto ben fatte.

Nell'anno 2010 il Cimitero Monumentale di Lecco è stato uno dei quarantanove cimiteri della Route Europea approvata dal Consiglio d'Europa.

Tra gli ospiti illustri del Monumentale, forse la più famosa è la «Garibaldina», Giannina Repubblica Fadigati, nobildonna probabile figlia naturale di Garibaldi, il cui monumento è stato recentemente restaurato e che, per testimonianza diretta del padre di chi scrive, quando passava davanti alla statua che campeggia nell'omonima piazza, salutava: «Ciao, papà!».

 La nostra attenzione, però, oggi, si posa su quella che fu una celebrità del teatro e che, per fatalità, a Lecco morì e fu sepolto: l'attore Oreste Calabresi.

Nato a Macerata nel 1857, Calabresi si trasferì giovanissimo con la famiglia a Roma dove, dopo aver praticato vari mestieri, cominciò a recitare in una filodrammatica rivelandosi subito un attore promettente. All'età di 24 anni intraprese la carriera professionista, coprendo vari ruoli, a seconda dell'importanza della compagnia: da primo attore, ad amoroso, da generico a caratterista. Nel 1889, a Roma, il primo successo che fece parlare la stampa di lui. Tra le commedie e drammi, di autori italiani e stranieri, da lui interpretati in questi anni si ricorda la parte del falegname Engstrand nella prima rappresentazione italiana, al Teatro Manzoni di Milano, degli «Spettri» di Ibsen, nel 1892.

Ormai attore affermato, capace di passare da parti tragiche a comiche, grazie alla sua “comicità spontanea, congiunta sempre a una ricca sobrietà” (L. Rasi), nel 1900 entrò in società con Irma Gramatica e Virginio Talli, formando la compagnia teatrale di maggior successo nel quinquennio successivo, portando in scena in tutta Italia opere di Verga, Giacosa, Ferrari e Bracco.

L'interpretazione di Calabresi forse di maggior importanza in questo periodo fu la parte di Lazaro di Rojo nella prima della «Figlia di Iorio» di Gabriele D'Annunzio, nel 1904.

Segno del prestigio e dell'autorevolezza da lui raggiunto in questo periodo è anche la posizione a favore della libertà di scelta, assunta nel 1903, in occasione della decisione della Società degli Autori Italiani che voleva impedire alle compagnie teatrali di rappresentare opere francesi. Qualche anno più tardi, nel 1909, sarà tra i firmatari del trattato di alleanza tra la Società Italiana degli Autori e l'Unione dei direttori di compagnie teatrali.

Nel 1914, in un periodo in cui le nuove opere non erano più adatte alle sue doti di attore, fu scritturato per il cinema, interpretando tre pellicole, ma preparava già il gran rientro sulle scene con la parte di don Marzio offertagli nella rappresentazione di «Goldoni e le sue sedici commedie nuove», di Paolo Ferrari, il 19 febbraio 1915. Il sogno, purtroppo, non si poté realizzare, perché a Lecco in visita in casa di amici, il 12 febbraio fu colpito da ictus e morì tre giorni dopo.

Pare che la morte gli fosse stata predetta da una zingara trent'anni prima: “Farai carriera, avrai onori e ricchezze e morirai a cinquantasette anni” e, forse per questo motivo, aveva lasciato volontà precise: mai il suo corpo sarebbe dovuto tornare nella natia Macerata, che mai dimostrò interesse per la sua arte.

La sua sepoltura fu a Lecco e nulla valsero i tentativi del 1955 e degli anni successivi da parte dei sindaci di Macerata per ottenere la traslazione delle spoglie: le volontà testamentarie del defunto sempre prevalsero di fronte ai tribunali. La sua tomba è ancora oggi al Cimitero Monumentale, come abbiamo detto. Una maschera teatrale sotto al tondo bronzeo con il volto dell'attore suggerisce la sua professione.

L'iscrizione recita così: “ORESTE CALABRESI / ATTORE GRANDE / SIGNORE SQUISITO / BORGHESE GIOCONDO / VISSE OGNI PASSIONE / ED OGNI SERENITÀ / TRASFUSE L'ANIMA / IN MILLE PERSONE / INDIMENTICABILI / CHE SI SPENSERO QUAND'EGLI/ ABBANDONAVA LA SCENA / SOFFRENDO UNA DOPPIA MORTE / 1857 – 1915”.

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