Lecco, 15 maggio 2013   |  
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I sindaci scelgono: gestione acqua ad Idroservice, no a Idrolario e azienda speciale

Contrasti tra la linea "lecchese" e quella "meratese". Alla fine la spunta l'affidamento in house alla società di Larioreti: "Iter provvisorio per renderla di primo livello".

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“Il sindaco di Merate un mese fa mi ha detto che era tutto a posto, e adesso siamo a 18 milioni di euro con una bad company in giro, Idrolario, e qualcuno che l’ha resa tale”. “Ah, sarei io quello che ha portato Idrolario, Bonacina? Guardi che l’ha fatto anche lei”.

È la “scazzottata” finale tra Andrea Robbiani, sindaco Pdl di Merate, e Umberto Bonacina, sindaco Pd di Costamasnaga, a dare il senso di una conferenza Ato (presente la maggioranza dei 90 sindaci della provincia) in cui le contrapposizioni politiche, integrate poi soprattutto da quelle territoriali, hanno visto sostanzialmente scontrarsi una linea meratese-casatese (prima favorevole alla newco, oggi ripiegata sull’affidamento in house del servizio idrico a Idrolario) e quella lecchese (comprensiva di Valmadrera, Galbiate, Malgrate, Garlate e Civate, e favorevole all’affidamento in house a Idroservice).

A spuntarla, con 72 voti su 90 (corrispondenti al 71% della popolazione provinciale) la linea lecchese, vale a dire l’affidamento in house a Idroservice, con l’aggiunta dell’impegno ad iniziare un percorso che porti la società ad uscire da Lario Reti e realizzare un affidamento diretto (che porti quindi ad un controllo analogo richiesto dalla disciplina giuridica stessa dell’in house) e di alcuni punti, richiesti dai sindaci e riassunti dal presidente di conferenza Paolo Strina: “Che sia prevista la votazione in proporzione agli abitanti, che sia previsto il decadimento dell’affidamento nel caso LRH o Idroservice (dopo l’uscita) facciano entrare soci privati; l’individuazione di una tempistica realistica di regolamentazione societaria e statutaria di Idroservice, cessata la quale, l’affidamento decade e ritorna in discussione. In itinere, che siano previsti stringenti poteri di controllo da parte dei comuni”.

A uscire sconfitta è anche la linea dell’azienda speciale, portata avanti dal Comitato Acqua Pubblica e da alcuni Comuni (Mandello in testa, con Mariani, ma anche Cernusco e Ballabio), poi ripiegati sulla linea Idrolario. “Non vedo perchè – ha spiegato Mariani - se Idrolario è il modello più conforme all’assegnazione in house, debbano esserci ragioni per cui gli stessi obiettivi perseguibili dalla società in house non lo siano dall’azienda speciale, peraltro più aderente all’esito referendario”.

“Che Idroservice non abbia i requisiti per gestire il servizio – queste le parole di Germano Bosisio - non lo diciamo solo noi ma anche gli esperti dell’Anea (Associazione nazionale autorità e enti d’ambito, consultata per un’assistenza legale sull’affidamento in house ndr): Idroservice è di fatto la soluzione più incoerente rispetto le altre”. Come mai? Il report Anea spiega come Idrolario sia conforme al modello legale dell’in house dal punto di vista dell’assetto e forma societaria, dello statuto e del controllo analogo (essendo primo livello). Al contrario, Idroservice presenterebbe problematiche su assetto e forma proprietaria (i comuni non la controllano direttamente, non tutti i comuni della provincia ne sono soci e, tra i soci, ve ne sono invece 17 comaschi) e necessiterebbe di un aggiornamento statutario. Problematiche e aggiornamenti, in ogni caso, comunque risolvibili e correggibili.

“Quanto all’azienda speciale – precisano i tecnici Anea – è ancora peggio: siamo in una situazione di incertezza per l’inquadramento giuridico. Varie sentenze, prima del referendum, avevano detto che non c’era più. Ora c’ètabula rasa, si può fare o no? Una sentenza che dica che oggi l’azienda speciale si può utilizzare, io non la conosco. Ma nell’ottica della sicurezza, francamente non me la sento di dire che l’azienda speciale abbia lo stesso margine di rischio dell’in house”.

Contro Idroservice si sono schierati anche i “fan” di Idrolario. “Su Idrolario c’è anche un aspetto debitorio di un’azienda di cui siamo soci – è intervenuto Robbiani, sindaco di Merate - e va gestita questa cosa. Oggi, domani e dopodomani, per le nostre decisioni la società soffre 12, 13 milioni di debito. Idroservice invece non è perseguibile: il controllo analogo dell’in house si fa sul primo livello, punto”.

“Nessuna delle due società è pienamente conforme - questa l'opinione del sindaco di Lecco, Virginio Brivio - Quello che possiamo fare è un affidamento di lungo periodo a una società che non è pienamente conforme ma che ha l’obiettivo nel giro di un periodo il più possibile veloce di diventare idonea. Ricordo che ci sono altre quattro società che in questa operazione vanno ricomprese. Non possiamo avere comuni che dicono di gestire in house e hanno poi due o tre partecipazioni. Questo periodo serve, per questa società, a mettere a bolla il sistema idrico, razionalizzando tutte le società presenti, unendo le due principali e chiudendo queste situazioni. Un elemento fortissimo, peraltro, che i sindaci hanno in mano, è il contratto di servizio: non facciamo un affidamento tramite gara, ma diretto, e alcuni elementi che danno sostanza a quanto detto in questi mesi li possiamo scrivere nel contratto. Qualora vengano meno, viene meno l’affidamento: è un’arma potentissima. Non concentriamoci troppo sugli aspetti societari, comunque importanti, magari poi non svolgendo il nostro ruolo tramite la convenzione”.

 

 

 

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