Lecco, 16 febbraio 2016   |  

I Ritratti dei Santi di Padre Antonio Maria Sicari

di Ugo Baglivo

Che cosa ci insegna la vita di S. Teresa di Gesù bambino? il messaggio primario sembra essere proprio in tema di misericordia, come vuole Papa Francesco.

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Anche nel decanato di Lecco arriva l’iniziativa del Movimento Ecclesiale Carmelitano, che propone alla meditazione i Ritratti dei Santi di Padre Antonio Maria Sicari ; tale iniziativa, nata trent’anni fa, si è sempre più radicata col passare del tempo e si adatta perfettamente a creare il giusto clima quaresimale: i santi non sono lontani dagli uomini comuni, il loro esempio è per gli uomini comuni. La Parrocchia di Malgrate si è resa disponibile per ospitare tale proposta di approfondimento culturale ed ecclesiale, e il parroco don Andrea Lotterio si è detto felice di contribuire al successo dell’iniziativa, coadiuvato da alcuni suoi parrocchiani, attenti a cogliere anche le sfumature della fede e dell’attualità in fatto di fede.

 

L’impianto della serata è stato voluto non con liturgie ufficiali ma con interventi di proposta diretta di meditazione senza particolari cerimoniali: c’è stata la spiegazione lineare, la lettura di testi (dal libro di P. Sicari) e canti corali, in una felice combinazione dei vari momenti e modalità. A presentare l’iniziativa è stato lo stesso parroco don Lotterio, seguito dalla responsabile del MEC (Movimento Ecclesiale Carmelitano) Maria Tentorio, che ha tratteggiato in breve la storia del gruppo e del suo radicamento nella zona di Lecco.

 

Gli intermezzi musicali sono stati curati dal Coro “Melos” di Lecco, ricco di quantità e qualità di voci, diretto dal maestro Daniela Garghentini; molto apprezzata dai presenti la presenza in chiesa dello stesso autore di tante vite di santi che il MEC propone, il padre Antonio Maria Sicari ocd.: egli ha spiegato come è nata in convento a Brescia – nel 1986 – l’idea di raccontare la vita dei santi alla gente, a partire da S. Francesco d’Assisi per arrivare ai tanti santi carmelitani e non solo, per guidare la vita quaresimale delle comunità. L’iniziativa è stata nel tempo coronata da successo, e in questi trent’anni, per 150 settimane di Quaresima, sono stati affrontati i temi di 150 ritratti di santi (fino ad oggi). La gente ha interesse per la santità; la gente “chiede santità”, dice P. Sicari.

 

Per S. Teresa di Lisieux (per sua scelta detta S. Teresa di Gesù Bambino) la preghiera non è un atto momentaneo ma può rappresentare tutta una vita: in ogni essere umano (di qualsiasi esperienza di mondo) c’è un posto più o meno recondito per il dialogo con Dio; così un altro mistico come S. Giovanni della Croce affermava che “il cuore dell’uomo non si sazia se non in Dio”, e “le caverne dell’anima si riempiono solo di infinito”. Il messaggio è per tutti gli uomini, non solo per suore e frati e preti; di qui il Movimento Carmelitano, che si rivolge non ai monasteri ma alle famiglie: ai bambini, ai genitori, ai fidanzati che si preparano alla famiglia. Il MEC da tre anni è operativo anche a Lecco.

 

Che cosa ci insegna la vita di S. Teresa di Gesù bambino? il messaggio primario sembra essere proprio in tema di misericordia, come vuole Papa Francesco: Dio è misericordia per le sue creature fin dall’atto della creazione, come è amore all’interno delle tre Persone della Santa Trinità. S. Teresa ci dice che non occorre sperimentare il peccato per godere della misericordia di Dio, è misericordia di Dio anche il sentirci “consolati nella grazia di Dio”.

 

Dopo l’intervento di padre Sicari, la lettura a due voci di un concentrato del suo libro su S. Teresa; due voci di lettrici non professioniste ma per ciò stesso molto più credibili nell’interpretazione spontanea dei testi. Maria Rosa Mazzoni e Laura Carone, entrambe malgratesi e note a molti dei presenti alla serata.

 

Santa Teresa di Lisieux morì a 24 anni, nel 1897, e rimase chiusa in convento dai suoi 15 anni alla morte: una vita apparentemente nascosta agli occhi degli uomini, e troppo giovane per insegnare agli altri dottrina e saggezza; eppure è stata proclamata da subito dopo la canonizzazione (1925) la protettrice dei missionari nel mondo, e più recentemente patrona della Francia, accanto a S. Giovanna d’Arco (combattente ed eroica donna d’azione).

 

Le letture sulla vita di S. Teresa prendono in considerazione dapprima la sua infanzia,per lungo tratto felice e poi turbata dai lutti familiari, poi la sua vocazione alla vita monastica, sulla scia di due sue sorelle più grandi entrambe suore carmelitane (come sarà poi lei stessa), e poi ancora la vita del chiostro, fatta di rinunce e di accettazione del quotidiano come voluto e desiderato – qualunque esso sia – e offerto al Signore: una santa mistica! S. Teresa entrò in convento, eccezionalmente, a 15 anni, per intervento diretto del Papa (da lei supplicato in una visita penitenziale durante un pellegrinaggio diocesano a Roma).

 

Due aspetti antitetici vengono alla luce dall’approfondimento. Dapprima il valore esterno di questa vita monastica nascosta al mondo: le sue preghiere salvano un condannato – tale Enrico Pranzini – che in punto di morte, sulla ghigliottina, abbraccia il Crocifisso dopo una vita di avventure libertine e di peccato, senza pentimento se non quello estremo, dovuto alle preghiere appunto della monaca chiusa in convento, che aveva scelto lui come “il suo peccatore” da salvare. E poi un aspetto intimo e intrinseco della fede: ogni uomo (o donna) nei rapporti con Dio è come un bambino; ecco la “piccola via” della salvezza che la santa mistica scopre come possibile per se stessa e per gli altri.

 

Ecco le sue parole tratte dai suoi scritti. “Dio creatore e padre vede davanti a sé tre tipologie di uomini: il figlio piccolo che lo riempie di tenerezza, il figlio piccolo che è caduto e si è fatto male, il figlio piccolo che Egli ha prevenuto affinché non cadesse”. Verso tutti e tre questi “figli piccoli” che si gettano nelle sue braccia, Dio è infinitamente giusto e infinitamente misericordioso, perché Dio è amore ed è “proprio dell’amore l’abbassarsi” di Dio verso le piccole sue creature, peccatrici e non.

 

Non è necessario peccare per provare la misericordia di Dio; Dio è tenero con le sue piccole creature nelle tre modalità: di innocenza, di pentimento dopo il peccato, di prevenzione dal peccato per grazia sempre del Signore. Bella iniziativa quaresimale! Anche il prevosto Mons. Franco Cecchin, presente in S, Leonardo, ha annotato a fine-serata la grande apertura altruistica e umanitaria del chiostro apparentemente chiuso di S. Teresa di Gesù Bambino. Anche Dio si fece bambino, nella pienezza dei tempi, per salvare le sue creature “bambine”; ecco la “piccola via” della grande mistica francese; ecco la scelta dello stesso nome religioso di S. Teresa di Lisieux: “Teresa di Gesù Bambino”!

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