Lecco, 25 marzo 2015   |  

Gli idro-aeroplani del Gran Premio dei laghi italiani

di Matteo Possenti

6 ottobre 1913, partito da Como, passa da Lecco la prima riunione italiana per idrovolanti di sempre

02Chemet

6 ottobre 1913, lunedì mattina. Il cielo minaccia pioggia, ma i lecchesi (quelli che se lo possono permettere!) sono tutti radunati in riva al lago con occhi e orecchie ben aperti. Un grande avvenimento sta per compiersi: passeranno gli idro-aeroplani che partecipano al «Gran Premio dei laghi italiani», prima riunione italiana per idrovolanti, di sempre. Non è la prima volta che Lecco e il suo territorio hanno a che fare con l'aviazione. Qualche anno prima (e ne abbiamo già parlato su queste pagine), l'aeronauta Usuelli aveva compiuto delle ascensioni in pallone aerostatico proprio in città, ma un aereo a motore è tutta un'altra cosa!

Nel 1910, in Valsassina, aveva fatto sensazione il volo compiuto da due meccanici di Fiume che, con il loro biplano avevano sorvolato il Pizzo dei Tre Signori, a oltre 2500m di quota. Nel febbraio di quello stesso anno 1913 il pilota ticinese Attilio Maffei aveva portato il suo Blériot a Lecco, per volare fino a Lugano, sopra laghi e montagne, compreso l'ostacolo non indifferente del Monte Generoso. Quel giorno, però, era tutta un'altra cosa: si trattava di molti aerei!

Sono circa le 8. In lontananza comincia a sentirsi un rombo: è proprio il motore di un aereo. Tutti si fanno il più avanti possibile sulla riva del lago, per cercare di vedere un po' di più, mentre anche dalle case e dalle stanze ai piani alti degli alberghi si affacciano i turisti, pronti a godersi questo spettacolo inatteso.

 

 

Landini

Sono le ore 8.05 quando il primo idro-aeroplano passa in prossimità del punto di controllo stabilito in città. Sulle rive e alle finestre è tutto uno sventolio di cappelli, berretti e fazzoletti in segno di saluto.

«Chi è? Chi è?» chiede uno.

«Siete riusciti a leggere il numero?» grida un altro.

«Sarà forse Landini?» si chiede un terzo.

 

Il giovane milanese Achille Landini è l'eroe locale. Ventitreenne, ha già quattro anni di esperienza con gli aerei e tre di volo, dacché nel 1909-10 aveva imparato da solo a volare, mentre nel 1912 fonda, con alcuni finanziatori, la SIA, Società Italiana Aeroplani e diventa pure progettista e costruttore. Purtroppo per lui, però, il «Gran Premio dei laghi italiani» gli da solo la soddisfazione, ma che soddisfazione!, di ottenere il record di velocità ascensionale, a Como, con 720m in 11' 53”. La mattina del 6 ottobre, infatti, praticamente non gli riesce nemmeno di partire e deve ritirarsi da questa parte della competizione.

 

Pochi giorni prima, il 29 settembre, Landini aveva rischiato la vita perché, il motore del suo aereo si spense di colpo mentre decollava da una striscia di terra accanto alla stazione di Albinia, vicino ad Orbetello, e lui precipitò andandosi a schiantare contro un vagone del treno che si trovava sul primo binario in quel momento.

 

«È il numero 4! È il numero 4!», grida uno dotato di binocolo da teatro, mentre un altro, che aveva imparato a memoria il tabellone esposto vicino al tavolo dei cronometristi subito aggiunge: «Il numero 4 è il francese Chemet, anche l'aereo è francese, un Borel!». Poco dopo passano l'altro francese Morane, su Morane-Saulnier e il tedesco Hirth, che vincerà il circuito, su Albatros.

I piloti in gara con i loro aerei sono dieci, per cui si prevede che lo spettacolo duri ancora un po', ma, oltre al già citato Landini, nemmeno Caviggia e Cevasco riescono a partire. Verso le 9 si sente un altro idro-aeroplano che si avvicina, ma il suono del motore non sembra così sicuro di sé, come quelli che lo hanno preceduto. Perde qualche colpo, anzi, ne sta perdendo un po' troppi, fino al silenzio! All'altezza della stazione ferroviaria di Abbadia Lariana un tubo della benzina si è rotto, sull'aereo di Roland Garros. Una rapida, ma innocua fiammata lo avvolge per un istante e poi il motore si ferma.

Il pilota fa planare dolcemente l'apparecchio fino a toccare l'acqua davanti a Malgrate. I motoscafi con a bordo il sindaco, la stampa e i soccorsi lo raggiungono immediatamente e lo trovano, con i vestiti bruciacchiati, mentre si fuma una sigaretta. Sì, il nome di Roland Garros, che per la maggior parte delle persone è sinonimo di tennis, è in realtà quello di un appassionato ed abile pilota d'aereo, che, catturato dai tedeschi durante la prima guerra mondiale, riuscirà a fuggire per essere abbattuto in combattimento e morire nell'ottobre del 1918. Pilota più forte di Léon Morane che, con un aereo simile, aveva raggiunto il traguardo di Pavia, Garros lo sostituì nella tappa decisiva Pavia-Como nel tentativo, fallito per dieci minuti, di strappare la vittoria al tedesco Hirth.

 

In quegli anni e nei successivi i tecnici prevedevano che il futuro sarebbe stato dell'idro-aeroplano o, come lo chiamiamo oggi, dell'idrovolante. I motivi in realtà, non erano ben giustificati. Si parlava di maggiore sicurezza, di facilità di individuazione e ampia disponibilità di specchi d'acqua (che essi fossero di tipo fluviale, lacustre o marino) rispetto ai campi terrestri. Motivi non certo decisivi rispetto ai difetti che i neonati idrovolanti mostravano, in confronto agli aerei terrestri, cioè necessità di avere contemporaneamente buone caratteristiche di navigabilità aerea e acquatica, maggiore sensibilità alle condizioni climatiche, minori prestazioni generali.

Eppure le imprese aeree che si ricordano ancora sono proprio quelle compiute dagli idrovolanti nei decenni successivi, come la vittoria alla Coppa Schneider di velocità per idrovolanti, il record ancora imbattuto di Agello su Macchi M.C.72 a oltre 709 km/h e le crociere aeree di squadra dei Savoia Marchetti S.55. Non è un caso, pertanto, se, ancora nel 1938, l'architetto Mario Cereghini nel suo libretto «Verso il nuovo centro di Lecco», in vista del nuovo piano regolatore della città, proponeva la costruzione di un idroscalo sul lago di Garlate, nella zona Bione.

Ritrovaci su Facebook

Caleidoscopio

8 Agosto 1956 in Belgio, nella piccola città mineraria di Marcinelle, scoppia un incendio nella miniera di carbone. Moriranno 262 lavoratori di 12 nazionalità diverse, la maggior parte (136 sono italiani)

Social

newTwitter newYouTube newFB