Lecco, 02 dicembre 2014   |  

Gli emigrati lecchesi in Argentina: storie di successo imprenditoriale

di Matteo Possenti

Dalla fonderia di Pietro Vassena al nonno del comandante dell'esercito argentino: storie avvicenti di emigrati lecchesi, che hanno trovato in Sud America il successo economico e un alto prestigio sociale

PedroVasena

Il lecchese Pedro Vasena, circondato dalla sua famiglia in Argentina [Fonte: Desconocido. [Public domain], via Wikimedia Commons]

Argentina è il tema scelto quest'anno per il festival di viaggi, luoghi e culture “Immagimondo” organizzato dall'associazione “Les Cultures”, con appuntamenti tra passato e presente del paese, quali la mostra su “La Patagonia di Padre Agostini”, la conferenza di giovedì 4 Dicembre su “Argentina tra default e ripresa, un paese eternamente in tempesta” e quella di giovedì scorso, del professor Emilio Franzina su “L'Argentina: un'altra patria degli italiani? Storia e mito di cento e cinquant'anni d'immigrazione (1861-2011)”.

Su queste pagine, proprio all'inizio, già abbiamo parlato di Eugenio Alejandro Cardini, figlio di immigrati di origine lecchese che fecero fortuna a Buenos Aires con la loro attività di costruzione di mobili di ferro. Cardini, lo ricordiamo, fu pioniere del cinema tra fine Ottocento e inizio Novecento ed era molto legato alla sua terra di origine.

Effettivamente, anche se siamo più portati a pensare che l'emigrazione nell'Ottocento fu un dramma che colpì più il sud Italia o, al limite e per restare più vicini, l'agricolo Veneto, anche da Lecco alcuni partirono per cercare fortuna molto lontano, facendo quello che la terra lecchese insegnava ai suoi figli: lavorare il ferro. Tra questi Pietro Vassena, nato a Sala al Barro, figlio di Giacomo, tintore, e di Margherita Mainetti, ed emigrato, ancora ragazzo, in Argentina nel 1862. Diventato Pedro Vasena, cominciò a lavorare come fabbro ferraio nell'officina di un altro italiano, Silvestro Zamboni, originario di Domodossola e giunto in Argentina pochi anni prima con i suoi tre figli.

Vasena, abile lavoratore, in poco tempo fu in grado di mettersi in proprio, aprendo una sua officina, sempre a Buenos Aires. Lo sviluppo dell'attività fu prorompente e, in breve, aprì due nuove officine e magazzini per la merce prodotta. Pedro Vasena divenne un vero capo d'industria e le sue fabbriche producevano ogni cosa avente a che fare con il ferro, dividendosi in tre rami distinti: la ferramenta, la meccanica e la fonderia. Materiale da costruzione, porte e portoni di ferro, finestre, accessori per l'agricoltura e l'allevamento, macchine per la produzione della pasta, del ghiaccio, mulini, pompe, parti di ascensori, motori, tutto questo usciva dai suoi cancelli. La fonderia, col tempo, divenne però la parte più importante del suo complesso industriale, con forni per il ferro e per il bronzo e fusioni di qualità pari a quelle europee. Allo scoppio della prima guerra mondiale le fabbriche occupavano una superficie di centomila metri quadri e impiegavano circa cinquemila operai, tra diretti e indiretti.

Un'immagine di Juan Carlos Ongania, comandante in capo dell'esercito argentino, il cui nonnno era nativo di Regolo di Perledo [Fonte: http://www.elortiba.org/conintes.html]

Pedro non aveva, però, dimenticato l'Italia e, con i suoi prodotti, partecipò alla Esposizione Generale Italiana di Torino del 1898, ottenendo il Gran Premio d'Onore e la Medaglia d'Oro, e alla Esposizione Internazionale di Milano del 1906. L'attestato e la medaglia d'oro conferitigli in questa occasione dall'associazione “Insigni connazionali e grandi ingegni italiani all'estero” furono l'apri strada per la nomina a Cavaliere del Lavoro, ricevuta nel 1907. Proprio in quell'anno fece costruire nella natìa Sala al Barro una villa, Villa Vassena, tuttora esistente e sede di alcune associazioni, che si trova nella via che il Comune volle intitolargli nel 1911.

Morì nel 1916, lasciando ai figli Santiago, Sebastian, Alfredo e Humberto un impero industriale. Le officine Vasena sono famose in Argentina per quella che passò alla storia come la “Settimana tragica” quando le maestranze dello stabilimento di Piazza Martin Fierro (piazza che si apre dove stava lo stabilimento), a Buenos Aires, si ribellarono per le difficili condizioni di lavoro e i bassi salari e le loro proteste si trasformarono in una battaglia che sconvolse tutta la capitale, dal 7 al 14 Gennaio 1919, con centinaia di morti e un attacco alla comunità ebraica locale.

Il prestigio e la ricchezza raggiunti da Pedro Vasena gli consentirono di frequentare ambienti di prestigio e di potere. Fu così che la figlia Maria Teresa Margarita sposò il tedesco Sulleyman Krieger, nato a Gerusalemme, e figlio a sua volta di Joseph, che prestava servizio come governatore per l'Impero Ottomano in quella Rodi conquistata proprio dagli italiani nella guerra italo-turca del 1911. Ebbero un figlio, Adalbert Krieger Vasena, che compì studi di economia e che, nel 1967, fu chiamato a svolgere l'incarico di Ministro dell'Economia dal Presidente di fatto e Comandante in Capo dell'Esercito Juan Carlos Ongania. Anche Ongania era figlio di immigrati lecchesi: il nonno, nativo di Regolo di Perledo, emigrò in Argentina nel 1883 e il futuro “Presidente de la Nación” per volere dei militari nacque in una famiglia contadina nel 1914, nella provincia di Buenos Aires.

Per casualità geografica, il golpe militare che portò al potere Ongania rovesciò il presidente legittimo Arturo Umberto Illia il cui padre, Martino, era nativo di Samolaco, in Val Chiavenna, ed emigrato in Argentina, prima col proprio padre, quando ancora bambino, e poi tornatovi e rimastovi definitivamente dal 1876. Lo stesso Ongania fu deposto dai militari, nel 1970. Non partecipò più attivamente alla vita politica del paese e morì nel 1995.

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Caleidoscopio

19 Dicembre 1842, a Fraciscio di Campodolcino (Como),  nasce don Luigi Guanella (morirà a Como il  24 ottobre 1915), riconosciuto santo dalla Chiesa cattolica.  A lui si deve la fondazione delle congregazioni cattoliche dei Servi della Carità e delle Figlie di Santa Maria della Divina Provvidenza.

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