Lecco, 10 febbraio 2015   |  

Giuseppe «Joe» Venuti, il jazzista venuto da Lecco

di Matteo Possenti

Se alcune fonti ancora oggi scrivono che sia nato a Filadelfia nel 1903, da genitori emigrati da Malgrate, fu lui stesso a dichiarare di essere nato nella nostra città.

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Filadelfia, 16 settembre 1903; Malgrate 1894, Lecco 1898 o ancora Lecco 1903? Quello della nascita di Giuseppe «Joe» Venuti è uno dei tanti misteri dei grandi della musica Jazz delle origini.

 

Se alcune fonti ancora oggi scrivono che sia nato a Filadelfia nel 1903, da genitori emigrati da Malgrate, con padre e nonno entrambi scultori di statue per i cimiteri della zona, fu Joe stesso che, di nuovo in Italia nel 1969, confessò al giornalista Arrigo Polillo che lui era nato a Lecco ed emigrato in America solo nel 1904, all'età di sei anni, raggiungendo i genitori e la numerosissima famiglia (i Venuti contarono diciassette figli) a New Orleans. Lo stesso Venuti, raccontò, però, ad altri, delle versioni leggermente differenti.

Fu proprio il nonno ad insegnarli a suonare il violino, e, giunto nella città della musica, venne a contatto con la musica Jazz, appassionandosene. Quando, già più grande, la famiglia si trasferì a Filadelfia, poté studiare musica e decise di dedicarsi completamente al Jazz. A Filadelfia fu fondamentale fu la conoscenza con un altro immigrato italiano, Eddie Lang, nome d'arte di Salvatore Massaro.

Se Venuti ebbe il merito di portare il violino nella musica Jazz degli anni venti, Lang era un grandissimo chitarrista, anche se, confessava Joe, Eddie aveva un orecchio eccezionale, ma non conosceva la musica. Il loro duo si fece largo nella scena musicale del tempo e Venuti e Lang riuscirono a farsi scritturare nell'orchestra di Paul Whiteman, una delle più prestigiose del tempo, quella che nel 1924 aveva consacrato al successo George Gershwin, con «Rhapsody in Blue».

Nel frattempo, Eddie e Joe suonavano improvvisando su temi noti della tradizione musicale europea e soprattutto italiana, come mazurche, polche e arie d'opera. Spesso capitava che Lang si colorasse mani e faccia di nero per poter suonare con complessi Jazz composti interamente da persone di colore, poiché non erano ammessi complessi misti.

Tra i personaggi famosi che suonarono in complesso con Joe Venuti ci sono anche Bing Crosby (poi diventato famoso come cantante – White Christmas – e come attore) e il trombettista Bix Beiderbecke. L'amicizia tra il defunto Bix e Joe è il perno su cui si basa il film di Pupi Avati «Bix», del 1991, che è completamente ambientato nel mondo del Jazz.

Joe Venuti tornò in Italia una prima volta nel 1960, con Bing Crosby, in occasione delle olimpiadi di Roma, ma con regolarità negli anni successivi, a partire dal 1969, quando cominciò a tenere concerti e a suonare con musicisti italiani, tra tutti, Lino Patruno, con il quale incise anche il disco «Welcome Joe», nel 1974.

È proprio tenendo in mano una copia di questo LP, a lui regalata direttamente da Joe Venuti, e scambiata con il proprio disco più recente, che comprendeva anche il proprio «Omaggio a Gershwin», che il maestro Giuseppe Mazzoleni ci parla del proprio incontro e della propria amicizia con Joe Venuti.

«Parlava bene l'italiano, Joe Venuti», racconta Mazzoleni, «io lo conobbi a Perledo, nel 1971, dove avevo la direzione artistica del “Minifestival”, una manifestazione di musica cantata da bambini, e Joe Venuti era stato invitato dall'organizzatore, il presidente della Pro Loco di Perledo, Giacomo Fumeo.» Le cronache dell'epoca scrivono che Venuti strappò numerosissimi applausi suonando alcuni brani del suo repertorio.

«Era proprio così, le sue esibizioni, spesso improvvisate, trascinavano il pubblico in una specie di delirio, per l'entusiasmo che suscitava. Ricordo ancora molto bene i successi qui nella nostra città di Lecco quando venne più volte nel lontano 1974 per esibirsi al Teatro della Società. Ci conoscemmo bene e mi confidò che desiderava acquistare una casetta a Malgrate – e poi sono anche andato a vederne qualcuna, per lui – per poter vivere qui il resto della sua vita. Insieme andammo a cercare, a Malgrate, i documenti della sua nascita che, mi disse, risaliva al 1894, ma non trovammo niente perché i documenti erano andati perduti. Sarebbe tornato dopo aver sistemato le sue faccende negli USA, ma un infarto lo stroncò a Seattle, dove viveva, nel 1978.»

Sebbene la città di Lecco non abbia forse ricordato in modo ufficiale come si deve questo suo figlio (anche se fosse di Malgrate...), nel 1991, su iniziativa di Fernando Togni, allora presidente dell'associazione musicale «Lecco Jazz», si formò il «Quartetto Joe Venuti», composto nella sua prima formazione da Togni, al pianoforte, Giuseppe Nardone, al contrabbasso, Gigi Franceschi, alle batterie e dallo stesso Mazzoleni al violino. Mara Valsecchi ha dato voce ai brani cantati. Il quartetto si poneva come obiettivo quello di offrire momenti culturali, interpretando lo stile musicale jazz swing melodico, proprio di Joe Venuti.

Lasciato Togni il quartetto, per motivi di lavoro, la ricca attività di concerti è continuata con una seconda formazione, in cui la continuità è rappresentata da Mazzoleni al violino, con Siro Franchini al pianoforte, Enrico Fagnoni al basso e Marcello Cicchini alla batteria. Nell'ultima e corrente formazione, ad affiancare al pianoforte Mazzoleni, Cicchini e Fagnoni è arrivato Vittorio Binda, voce di Daniela De Francesco.

I concerti, tenuti spesso per beneficenza, hanno dato tre CD, uno per ogni formazione, registrati dal vivo, ed anche DVD con le registrazioni dei concerti. Giuseppe Mazzoleni assicura che sono ancora molto richiesti, tra gli appassionati di questo genere.

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