Chiavenna, 31 ottobre 2013   |  

Fusione tra Comuni: il primo Dicembre referendum anche in Valchiavenna

di Elena Pescucci

I 14mila cittadini di Chiavenna, Gordona, Menarola, Mese e Prata Camportaccio sono chiamti a esprimersi sull'ipotesi di unione nell'ambito dell'iter portato avanti da Regione Lombardia.

piazza del comune

La piazza del Comune di Chiavenna

"Bisogna credere nel futuro, essere ottimisti rispetto a prospettive di cambiamento faticose ma le uniche percorribili per garantire servizi di qualità e vicini a tutti i cittadini”. È il messaggio che Maurizio De Pedrini, sindaco di Chiavenna lancia ai 14mila cittadini valchiavennaschi che domenica 1 dicembre saranno chiamati a votare la fusione dei cinque comuni di Chiavenna, Gordona, Menarola, Mese e Prata Camportaccio.

Si tratta di un iter iniziato dalle amministrazioni già nel luglio scorso e il prossimo sarà il passo decisivo perché si deciderà il futuro di queste cinque realtà locali. Il primo cittadino del Comune più grande della Valchiavenna (che in totale conta 24mila abitanti) spiega le ragioni che l’hanno spinto a questa scelta e i vantaggi che potrebbero derivare dalla fusione.

Il sindaco di Chiavenna, Maurizio De Pedrini

Il sindaco di Chiavenna, Maurizio De Pedrini

Perché Chiavenna ha deciso di aderire al progetto di fusione?
L’idea iniziale era quella di coinvolgere tutti i 13 comuni della Valchiavenna, poi per una serie di motivazioni alcuni comuni hanno rinunciato e siamo rimasti in 5. Ci siamo decisi soprattutto perché sono state emanate alcune norme che prevedono che per i comuni sotto i 3mila abitanti ci debba essere l’aggregazione di alcune funzioni. In questo senso Chiavenna poteva starsene fuori visto che è sopra i 3mila abitanti (ne ha oltre 7mila), ma ha preferito aderire per il ruolo che ha sempre svolto all’interno della valle e in considerazione di alcune prospettive macroeconomiche e di ottimizzazione della gestione dei servizi.

Quali sono i vantaggi di questa possibile fusione?
I vantaggi sono legati al fatto che si crea un pool di personale decisamente adeguato e professionale. Oggi non sempre è così. Faccio un esempio che spiega meglio la situazione: negli uffici tecnici un geometra si trova a dover gestire una marea di problematiche di tipo urbanistiche di cui non ha oggettivamente, con tutta la buona volontà che mette nel suo lavoro, le competenze. In questo modo si può avviare un processo di specializzazione, così anche la qualità dei servizi non può che crescerne.

I vantaggi sono legati anche al patto di stabilità…
Sì. Potremmo contare su una serie di incentivi che la legge prevede per chi va alla fusione. Contributi da parte dello Stato per 5 anni, alcuni benefit erogati dalla Regione e soprattutto l’allentamento del patto di stabilità. Aumenterebbe così il margine di azione sul breve periodo e ciò può mettere in moto una serie di meccanismi virtuosi.

Perché alcuni cittadini sono perplessi riguardo al processo di fusione? Può essere legato al campanilismo?
Il campanilismo può essere una motivazione. Ma credo che la perplessità riguardi soprattutto la paura del cambiamento. Da uno status quo tutto sommato accettabile in termine di erogazione dei servizi si prospetta qualcosa di nuovo. Ci tengo a sottolineare che così come sono assettati i comuni non saranno più in grado di erogare servizi fin qui erogati per via dei continui tagli dello Stato e delle nuove tasse locali che riducono la capacità di muoverci. È bene che i cittadini abbiano chiaro questo aspetto.

Chi volesse maggiori informazioni può consultare il sito http://diamociunamano.it/comitato/

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