Lecco, 01 aprile 2016   |  

Fasci sul Monumento e non solo: quando Lecco era invasa da simboli del regime

Da archivi storici e fotografici emergono immagini, in molti casi sorprendenti, della simbologia fascista presente in città.

Lecco monumento caduti 2

Osservando attentamente l’immagine d’epoca scelta dall’assessore Corrado Valsecchi per annunciare il restauro del Monumento ai Caduti di Lecco, si può notare un particolare di cui oggi non vi è più traccia, o quasi. Si tratta dei fasci littori che originariamente ornavano le colonne-faro vicine alla scalinata che scende verso il lago e di cui restano solo i chiodi a cui erano appesi e dai quali vennero rimossi in una data ancora da scoprire. Fra le ipotesi più plausibili c’è quella che anche questi fasci littori, così come altri simboli del regime fascista sparsi per tutta la città, vennero rimossi in occasione delle manifestazioni patriottiche che seguirono il 25 luglio 1943, data che sancisce la caduta del fascismo.

 In vetta alla Torre Costanza, foto tratta da “Mary Varale, dalle dolomiti alla Grigna”

Un articolo pubblicato su “Il Resegone” del 30 luglio 1943 spiega dettagliatamente ciò che avvenne in quei giorni e, pur non facendo esplicito riferimento ai fasci del Monumento ai Caduti, offre una possibile datazione per la loro rimozione. “La notizia del grande avvenimento politico per cui, dopo le dimissioni di Mussolini, S.M. Il Re aveva affidato il potere al generale Badoglio, diffusasi nella nostra città nelle prime ore del mattino di lunedì, ha suscitato vivo giubilo nel popolo che si è subito raccolto nelle piazze a commentare lo storico avvenimento. Le manifestazioni ebbero anche il loro sfogo contro i simboli del regime che vennero levati dagli edifici pubblici; dalla piazza Ciano vennero asportate le targhe con tale denominazione e sostituite con scritte in gesso: «Piazza Badoglio» (oggi Piazza XX Settembre); pure levata fu la targa apposta sulla casa in via Roma dove venne fondato il Fascio”.

Queste prime azioni spontanee portarono alla distruzione di buona parte delle insegne fasciste: foto e busti del Duce, aquile reali, fasci littori diventano il bersaglio su cui si sfogano i cittadini a suon di picconi. Anche le vie mutano nome: Piazza Ciano divenne Piazza XX Settembre, mentre Corso del Littorio fu ribattezzato Corso della Libertà. Qualche traccia del regime fascista riuscì però a sopravvivere a questa prima ondata iconoclasta, come ad esempio la gigantesca testa del Duce che campeggiava sul muro di una casa in Piazza Era, a Pescarenico (vedi immagine nella gallery). Anche il grande fascio littorio, altro più di tre metri, che venne issato sulla vetta del Torrione Costanza in Grignetta nel 1931 venne definitivamente abbattuto solo nel 1945. Realizzato in lamiera zincata era visibile anche dai paesi del lago e venne abbattuto una prima volta pochi mesi dopo il suo posizionamento da alcuni ignoti. Venne immediatamente sostituito.

Tornando infine al Monumento di Giannino Castiglioni, va sottolineato che con la rimozione dei fasci littori non è stato eliminato ogni riferimento al fascismo dall’imponente complesso monumentale, anzi. Ancora oggi è ben visibile ai piedi della stele in granito la targa che riporta la dedica che fece, per l'inaugurazione del 1926, il duce Benito Mussolini: “Lecco incide nei secoli su questa pietra il nome dei suoi propri caduti ora e sempre vittoriosi e vivi nel memore cuore del popolo”. Come emerso dalle recenti ricerche fatte dal liceo Medardo Rosso in preparazione alla mostra “Dedicami uno sguardo. Alla riscoperta del Monumento ai Caduti di Lecco” (2015), l’attribuzione al Duce di queste epigrafe è testimoniata dalla lettera che Mussolini inviò alla città di Lecco in occasione dell’inaugurazione del monumento e che venne pubblicata sul numero del 23 ottobre 1926 de “Il Nuovo Prealpino”.

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