Bevera, 12 maggio 2016   |  

Esperienze di integrazione nella comunità Maria Regina degli Apostoli

di Italo Allegri

La comunità pastorale Maria Regina degli Apostoli ha fatto il punto sulla integrazione degli immigrati al suo interno con le Amministrazioni comunali e il contributo del giornalista Daniele Biella e Bruno Goisis presidente della cooperativa Ruah.

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La comunità pastorale Maria Regina degli Apostoli si è interrogata su quale sarà il futuro dei migranti. Interrogativo che va oltre il progetto contingente dell’accoglienza odierna per proiettarsi nell’immediato futuro, ammesso che il fenomeno si stabilizzi e non subisca ulteriori aumenti. Lo ha fatto martedì sera 10 maggio presso il Centro Paolo VI di Bevera invitando i Sindaci e gli amministratori pubblici dei comuni di Barzago, Bulciago, Sirtori e Castello Brianza, essendo il territorio della parrocchia di Bevera sottoposto alle ultime due amministrazioni. All’invito hanno corrisposto anche alcune insegnanti delle scuole elementari locali, imprenditori, cittadini comuni o impegnati nelle associazioni del territorio. Assenti, invece, proprio loro: gli immigrati, come ha sottolineato il parroco don Fabrizi Crotta nel porgere il benvenuto ai partecipanti. Ricordando, inoltre, che pressanti sono gli appelli del Santo padre all’accoglienza dei profughi e dei migranti. Un fenomeno prorompente, inarrestabile che sollecita la riflessione contenuta nel titolo assegnato alla serata: “Li accogliamo. E dopo?” cosa succede o succederà?

Se n’è parlato con il contributo di Daniele Biella, giornalista della testata “Vita” che si occupa del sociale e da diversi anni interessato al fenomeno migratorio, e Bruno Goisis, presidente della Cooperativa Ruah, che da oltre venticinque anni opera nel settore dell’accoglienza in diocesi di Bergamo.

La prima sollecitazione è stata quella di affrontare il problema con cognizioni di causa, perché molto spesso si fa di ogni erba un fascio senza conoscere realmente le dinamiche sottese al fenomeno migratorio. L’esempio più concreto è quello di credere che la quota versata ai migranti sia da loro intascata e spesa a piacimento. I numeri che spesso sentiamo in televisione o nei radiogiornali di 30,00 o 35,00 euro, solo 2,00/2,50 euro ricadono sui migranti, mentre circa il 40% dell’importo è versato al personale locale coinvolto nelle attività. C’è quindi una ricaduta del fenomeno sull’economia locale, come sottolinea Goisis, che con la cooperativa di cui è presidente da lavoro a circa 150 persone per la gestione di circa 1500 migranti. Accogliere quindi significa anche razionalizzare il più possibile i costi evitando che si inneschino fenomeni speculativi come quelli verificasti nella capitale.

Si è fatta poi una distinzione tra migrante e rifugiato e le contraddizioni a cui sono sottoposti questi ultimi con il rilievo delle impronte digitali che li costringe a rimanere nel nostro Paese, mentre il loro desiderio è quello di raggiungere i familiari in altre stati europei.

Le prime persone che ostacolano l’accoglienza ai richiedenti asilo sono proprio i migranti della prima ora, a suo tempo costretti a mangiare e pernottare in stazione. Essi lamentano per i nuovi arrivati un trattamento privilegiato, perché oggi hanno un canale preferenziale in questura per richiedere il permesso di soggiorno.

Le persone che accoglie la cooperativa seguono un percorso educativo e pedagogico, come l’impiego in attività di volontariato e la frequenza di corsi professionali per consentire loro di appropriarsi di un lavoro. Se al termine di un percorso propedeutico i risultati sono soddisfacenti, si passa all’accoglienza diffusa ospitando queste persone in piccole unità abitative e monitorando il loro comportamento nel rispetto delle regole di civile convivenza.

Tante le sottolineature, le sfumature, i racconti di vita vissuta portati da Daniele e Bruno di questa loro esperienza diretta nel campo dell’immigrazione, di chi ogni giorno deve inventarsi una strategia di fronte all’imprevisto che corre sempre dietro l’angolo.

Ma anche nei nostri comuni sono presenti esperienze ormai pluriennali che hanno reso concreta l’accoglienza dei migranti.

Lo racconta il sindaco di Bulciago, Luca Cattaneo, dove la presenza di stranieri è del 14%, contratta al 10% negli ultimi dati aggiornati. La comunità più consistente è quella marocchina. Non emergono problematiche particolari inerenti l’integrazione. I giovani attraverso lo sport si sono inseriti bene. Permane una certa diffidenza tra gli adulti dove emergono atteggiamenti diversi: la voglia di stare insieme degli stranieri a fare comunella nella piazza e gli italiani che hanno perso invece questa dimensione di socializzazione. Ciò che si può migliorare invece è il coinvolgimento delle donne, soprattutto in ambito scolastico. Spesso sono chiuse in casa e non si interessano dell’andamento scolastico dei figli.

Raffaella Puricelli ricorda che il percorso dell’integrazione è stato tracciato dal Sindaco precedente, tanto che l’attuale amministrazione ha inserito nel programma elettorale una delega all’Integrazione. Il Vicesindaco di Bulciago afferma: “Noi pensiamo che le persone, indipendentemente dal colore della pelle e dal paese di origine siano titolari degli stessi diritti e doveri e su questo stiamo lavorando”. Smentisce quindi che gli stranieri usufruiscano dei servizi di trasporto e scolastici gratuitamente. Là dove ci sono delle difficoltà si affrontano come per gli altri cittadini. Coloro che si riuniscono in biblioteca versano la quota stabilita.

Punto di partenza per l’integrazione è la scuola dell’infanzia in collaborazioni con le insegnanti. Sono stati avviati diversi progetti interculturali a partire proprio dai bambini. A loro si insegna la lingua italiana. I bambini che lo scorso anno sono entrati alle elementari hanno avuto meno bisogno nel supporto linguistico. Più difficile è l’approccio con la fascia adulta per la quale si è messo in campo un progetto interculturale di teatro che sta dando risultati lusinghieri.

Il sindaco di Sirtori, Davide Maggioni, ha riportato le testimonianze del comune sentire di chi vede nell’immigrato l’invasore che sottrae posti di lavoro e l’aumento dei richiedenti servizi sociali da parte dei residenti, mentre in passato prevalevano gli stranieri. Siamo ancora in una fase dove è difficile a volte vedere nel migrante una figura diversa da quella del venditore ambulante che si trova in spiaggia o nelle strade.

Daniele fa presente che in Italia nel prossimo futuro si prevede una perdita dei posti di lavoro pari a 300 mila l’anno.

Interviene Carla della Centro di Ascolto Caritas di Oggiono, frequentato da immigrati che, con la crisi in atto, sono diminuiti e migrati altrove in cerca di una nuova attività. Al momento non si è presentato alcun profugo. Quelli incontrati erano di passaggio oppure ospitati presso amici. Il problema che solleva Carla è cosa succederà quando finirà il periodo di copertura! La comunità di Oggiono sta valutando la possibilità di accogliere una famiglia con i requisiti della regolarità.

A Barzago gli stranieri sono 176 distribuiti in 43 alloggi, di cui 22 del Comune e 21 dell’Aler, spiega il sindaco Mario Tentori. Alcuni immigrati hanno preso la cittadinanza italiana. Nei piccoli paesi il fenomeno dell’immigrazione è più gestibile, grazie anche alla preziosa collaborazione delle insegnanti della scuola materna e primaria, anche in presenza di situazioni con qualche complicazione. La comunità di Barzago risponde bene anche con ragazzi presi in affido dopo la scuola. “Mi ritengo fortunato di amministrare un paese dove non ci sono fenomeni dirompenti” afferma Tentori. Ciò che lo preoccupa invece è proprio il futuro che potrebbe essere più difficoltoso in assenza di un tavolo di lavoro. A Barzago sono stati assegnati 8 profughi che giungeranno nel mese di settembre. Importante è che l’emergenza sia condivisa dalle forze vive che costituiscono il paese attraverso la collaborazione tra istituzioni, gruppi e associazioni.

Il sindaco di Castello Brianza mette in evidenza che tra gli immigrati degli ultimi 20 anni ci sono casi di successo: proprietari di pizzerie, panifici, imprese di pulizie che danno lavoro agli italiani. La percentuale di immigrati presenti a Castello è intorno al 7% e si sono inseriti bene all’interno della comunità. Talvolta sono maggiori le rivalità tra gli abitanti delle frazioni che tra gli stranieri. Molti di loro hanno acquistato casa, occupando immobili che diversamente rimarrebbero vuoti. Conviene Riva che è fondamentale per l’integrazione degli stranieri la scuola. La quota di profughi ricevuta da Castello è di 6 persone, ragazzi con età compresa tra il 25 e 30 anni. Il Sindaco si è detto soddisfatto del coinvolgimento avuto dalla prefettura, mentre non è ancora riuscito a mettersi in contatto con l’operatore della cooperativa. Infine la precisazione che necessita un grande rispetto nella gestione delle quote assegnate ai migranti per tutti i cittadini: sia nei confronti di quelli favorevole sia dei contrari, perché si tratte di denaro che proviene dalle tasche di entrambi attraverso le tasse. Chiudendo l’intervento Riva ha ricordato che tutti i comuni dell’oggionese hanno sottoscritto il patto per l’accoglienza dei rifugiati ad eccezione di Oggiono ed Ello.

Serata ricca di esperienze vissute che ha offerto ulteriori spunti di riflessione a quanti sono intervenuti.

 

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19 Dicembre 1842, a Fraciscio di Campodolcino (Como),  nasce don Luigi Guanella (morirà a Como il  24 ottobre 1915), riconosciuto santo dalla Chiesa cattolica.  A lui si deve la fondazione delle congregazioni cattoliche dei Servi della Carità e delle Figlie di Santa Maria della Divina Provvidenza.

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