Lecco, 20 ottobre 2014   |  
Chiesa   |  Opinioni

Editoriale – La famiglia di Nazareth è contestata, ma non superata

di Alberto Comuzzi

I vescovi, lungimiranti, riflettono sulla cellula fondamentale su cui si fonda qualsiasi modello di società. La politica, le varie e variopinte organizzazioni e istituzioni umane, “prendono coscienza” e, forse, prima o poi, interverrano a sostenerla.

Sacra famiglia

Il Messaggio conclusivo dei Padri Sinodali, riuniti a Roma nei giorni scorsi per riflettere sul tema della famiglia, "guarda alla Sacra Famiglia di Nazareth" ed innalza una preghiera a Dio Padre anche in vista dell’Assemblea ordinaria del 2015, sempre dedicata al tema della famiglia. L’invocazione è che il Signore doni “sposi forti e saggi”, giovani coraggiosi “nell’impegno stabile e fedele” e “una Chiesa sempre più fedele e credibile”, per un mondo capace di amare “verità, giustizia e misericordia”.

Naturalmente l'attenzione dei media è stata polarizzata sul dibattito interno al Collegio cardinalizio che, pur approvando a maggioranza (non all'unanimità) il documento finale sui lavori sinodali, s'è sostanzialmente diviso sui temi «dell’accompagnamento pastorale e sull’accesso ai sacramenti dei divorziati risposati» e sulle “nuove relazioni, nuove coppie, nuovi unioni e nuovi matrimoni» che creano «situazioni familiari complesse e problematiche per la scelta cristiana».

La realtà odierna è oggettivamente complessa per il semplice motivo che gli uomini di oggi la rendono complicata. I progressi scientifici nel campo medico, per esempio, rendono oggi possibile qualcosa che alle generazioni passate era negato. Viene quindi sancita la liceità di qualsiasi atto sulla semplice equazione: poiché è possibile allora è lecito. C'è una profonda discrasia tra gli indubitabili e per certi versi benefici progressi che l'umanità ha fatto sul piano tecnologico/ scientifico e l'arretratezza (intesa come mancato sviluppo) in campo etico. Detta in altre parole: ci siamo emancipati nella materialità, ma siamo rimasti dei nani nello sviluppo della coscienza. I nostri nonni parlavano poco di solidarietà, però la praticavano con naturalezza, d'istinto. Non avevano bisogno di far parte di una onlus per badare ad un bambino quando i genitori erano assenti. Noi oggi parliamo tanto d'amore confondendo questo valore, da cui tutto si genera, con l'istintività sessuale. Parliamo tanto di accoglienza fissando lo sguardo su chi milita in organizzazioni capaci d'organizzare la protesa (anche legittima), ma non ci accorgiamo della silente richiesta d'aiuto di chi si vergogna di chiederlo. Siamo davvero una società stravagante.

Ecco perché consideriamo di straordinaria attualità l'accento posto sulla famiglia dai vertici della Chiesa. Ancora una volta dobbiamo ammettere che la Chiesa vede lontano, come se – lo diciamo per coloro che mostrano scetticismo in proposito – fosse ispirata da forze sovrannaturali. Il modello incarnato da Giuseppe, Maria e Gesù, vissuti a Nazareth duemila anni fa, è ora messo in discussione. Non più “mamma, papà e figli”, ma “genitore 1, genitore 2 e figlio di genitore 1 o figlio di genitore 2”. Non più maschi e femmine, ma unisex. Se ci guardiamo attorno con un minimo d'attenzione, ci accorgiamo, però, che a patire le pene esistenziali maggiori non sono coloro che si sforzano d'imitare – con tutti i limiti umani – il “modello di Nazareth”, ma coloro che lo contestano o, peggio, lo rifiutano. Meditiamo gente, meditiamo.

 

 

 

 

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