Lecco, 10 dicembre 2014   |  

Don Ermenegildo Ceppi: lecchese, ma non troppo

di Matteo Possenti

Nel 1938 i principali giornali francesci davano notizia della sua morte. Ma era davvero di Lecco?

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Ermenegildo Ceppi

È il 2 settembre 1938. I principali giornali di Francia, tra cui «Le Figaro» scrivono così: «Si annuncia la morte, sopravvenuta a Santiago del Cile, di don Ermenegildo Ceppi di Lecco. Il defunto, che apparteneva ad un'antica famiglia... aveva sposato la Sig.na Germaine de Mayol de Lupé.». Ma chi era questo Ermenegildo Ceppi di Lecco? Chi era sua moglie? Perché i giornali francesi diedero spazio a questa notizia?

Effettivamente, non si trattò della prima volta che la carta stampata di Parigi si occupò di Ceppi e signora. Forse perché Germaine de Mayol de Lupé era figlia del Conte Henri de Mayol de Lupé e della napoletana Elisa Caracciolo dei duchi di Girifalco, famiglia dell'alta aristocrazia?

Un estratto da "Le Figaro"

Sembrerà strano, ma in una repubblica laica e secolarizzata come la Francia le notizie sui matrimoni e il gossip in genere riguardo alla nobiltà godevano di un certo interesse. Lo stesso «Le Figaro» il giorno 16 giugno 1901 aveva dato conto con un articoletto di ben 45 righe del matrimonio, avvenuto il giorno prima, di Germaine de Mayol de Lupé con il Conte Hermenegildo Ceppi di Lecco. Come come come?! Conte Hermenegildo Ceppi di Lecco? Da secoli non si sentiva più parlare di conti di Lecco e poi... non certamente di Ceppi!

Ma chi è? Un usurpatore? Un mitomane? Un truffatore? Indaghiamo un po' su questo personaggio.

Emigrato nel 1878, all'età di 14 anni, raggiunse a Santiago del Cile il fratello maggiore Giovanni e lo zio Benedetto che aveva avviato laggiù un'attività di marmista. Deciso a studiare, dopo le scuole superiori si iscrisse all'Università del Cile per diventare architetto. Cominciò una carriera nella Direzione Generale delle Opere Pubbliche, occupandosi della costruzione di scuole, ospedali e carceri in tutto il paese.

Nell'anno 1900 era il primo architetto del Cile e il massimo esperto di costruzioni, così il suo governo decise di mandarlo in Francia, in occasione dell'Esposizione Universale di Parigi, per apprendere le più avanzate e recenti tecniche. Partì insieme all'amico di origine francese Leoncio Merlet de Logelière e, una volta che i due furono giunti in Francia, si incontrarono con un sacerdote al quale erano stati indirizzati per le prime necessità in Europa. Conosciuti i due giovani cileni, costui ebbe l'intraprendente idea di proporre loro di incontrare le due contessine Germaine e Marie de Mayol de Lupé, nobilissime, ma rovinate dalla cattiva amministrazione del patrimonio paterno e ancora zitelle a circa trent'anni, a causa della mancanza di una dote adeguata al loro stato.

Un secondo estratto da "Le Figaro"

È facile capire che, quel 15 giugno 1901, nella cappella della Nunziatura Apostolica si celebrò un doppio matrimonio, benedetto dal Nunzio Lorenzelli e celebrato dallo zio delle due sorelle, monaco benedettino.

Se le cronache, come già scritto, parlarono del matrimonio del Conte Ermenegildo Ceppi di Lecco, la copia dell'atto di matrimonio ci pone davanti a tutt'altra realtà: Ermenegildo Filippo Ceppi, nato a Morbio Superiore (Svizzera), figlio di Giuseppe e Maria Rossetti.

Ma allora non era conte! Il titolo di conte glielo diede il matrimonio e i giornali se ne servirono immediatamente, persino in anticipo, forse per non far sfigurare la sposa.

Tanto meno era «di Lecco», perché i documenti dicono chiaramente che era svizzero di nascita. Non si trattava né di un impostore, né di un truffatore, però. Ma perché allora questo predicato unito al cognome, predicato che i discendenti, diffusi tra Cile, il resto delle Americhe meridionale e settentrionale, Francia ed Inghilterra, portano ancora?

Beh, la risposta è molto semplice e basta una carta geografica per spiegarlo: il predicato «di Lecco», divenuto parte del cognome prima dei fatti qui raccontati, deriva dal fatto che questa famiglia era originaria della frazione «Lecch» di Morbio Superiore e probabilmente, in questo modo, si distingueva da altre famiglie Ceppi.

Perché tale frazione di Morbio si chiami proprio così non mi è dato sapere: lo stesso nome Lecco riferito alla nostra città è molto dibattuto. Nulla, però, ci vieta di fantasticare, immaginando che, chissà, magari quando il Ticino era ancora parte del Ducato di Milano, proprio là si insediasse una comunità lecchese.

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