Lecco, 16 dicembre 2014   |  

Da Treviglio a Lecco per cercare fortuna, la storia di Giovanni Battista Possenti

di Matteo Possenti

La nostra città è stata anche un polo d'attrazione per molti che proprio qui speravano, almeno, di trovare lavoro.

Giovanni Battista Possenti

In questi primi «Fatti e ritratti lecchesi» più volte abbiamo parlato di emigranti, persone che sono stati costretti ad andare molto lontano per mettere a frutto le loro abilità, per fare fortuna.

Nello stesso periodo, però, Lecco era anche un polo d'attrazione per molti che proprio qui speravano, almeno, di trovare lavoro. Nella seconda metà dell'ottocento a Lecco già erano sorti grandi stabilimenti industriali, mentre le piccole officine, i magli e le botteghe si contavano a decine. Lecco era famosa in Europa, per la lavorazione del ferro e delle sete, sebbene quest'ultima attività fosse già in decadenza. A titolo di esempio, il metodo di affinazione del ferro praticato nei forni di Lecco si trovava spiegato sui libri di metallurgia, mentre la quantità di filati prodotti anno per anno compariva sulla stampa specializzata d'oltralpe.

Era naturale, per esempio, che chiunque fosse interessato alle costruzioni meccaniche guardasse alla sponda orientale del Lario. È su questo sfondo che si sviluppa la storia che racconterò oggi, una tra le tante, sicuramente quella che mi è più cara.

Il mio bisnonno Giovanni Battista Possenti di Francesco, nacque a Treviglio, nella bassa bergamasca, nel 1847. Da ragazzo si trasferì a Brescia dove, tra il 1864 e il 1867, lavorava come falegname meccanico di giorno mentre la sera e nei giorni di festa frequentava corsi di disegno di costruzione, ornato e architettura. Giunse a Castello sopra Lecco verso il 1873, dove trovò casa e lavoro nell'allora via Provinciale per la Valsassina, poi via Garibaldi e oggi via Mentana. Nel cortile interno del caseggiato al numero 108, proprio di fronte al soppresso convento degli Zoccolanti si trovava l'officina meccanica di G. B. Scacchi, originario di Valmadrera. La ditta di Scacchi, pur non grande, era all'avanguardia e poteva vantare brevetti nel settore dei filatoi da seta.

In pochi anni, tra il 1880 e 1881, Possenti subentrò nell'attività allo Scacchi, fondando la ditta che portava il suo nome. Lavoro, lavoro, lavoro, ma Gio. Batta trovò il tempo per sposarsi, nel 1883, con Prassede Bencetti, anch'essa di Treviglio, dalla quale ebbe undici figli. Il lavoro, effettivamente, non mancava, poiché la trasformazione industriale della fine del secolo richiedeva macchinari sempre più perfezionati. Possenti capì che per rispondere in maniera rapida alle esigenze della clientela che, come vedremo, era in gran parte composta da altre imprese industriali e artigianali del territorio, era necessario accentrare all'interno della propria ditta tutte le fasi di realizzazione dei macchinari, partendo dalla progettazione fino alla costruzione e, quando necessario, messa in opera. Per questo motivo, ancora nella sede di via Garibaldi 17, nel 1895 fu costruito un forno per bronzo e ghisa, cioè quei metalli che più erano impiegati nei macchinari costruiti. La fonderia poi, consentiva anche di lavorare per conto terzi. In quegli anni la ditta dava lavoro a circa 30 operai.

Una fonderia in mezzo alle vecchie case di Castello, che in gran parte esistono ancora oggi, e a due passi dalla chiesa di Castello? Sì, ma quello che veramente stupisce è la vastissima varietà di prodotti che un'officina meccanica di fine '800 – inizio '900 era in grado di far uscire dai propri cancelli o dal proprio portone. Ci vengono in aiuto alcuni documenti dell'epoca, cataloghi e inserzioni pubblicitarie. Leggere questo elenco ci permette anche di ricordare quali fossero le principali attività industriali del nostro territorio, cento anni fa. La ditta G.B. Possenti costruiva: impianti di filande (una filandina sperimentale è conservata tutt'oggi al Museo didattico della seta di Como), macchine per la lavorazione della seta greggia; ruote idrauliche; impianti completi di segherie e torni per la lavorazione del legno; impianti per la fabbricazione delle candele di cera e surrogati; torchi e gramole per paste alimentari, per vinacce e per strutto; macchine per fabbricare reti metalliche in filo di ferro zincato e poi ruote idrauliche, trasmissioni, supporti, cuscinetti, pulegge, volani, ingranaggi fusi, volanti, stribbie e barbini di acciaio, fino ad oggetti di uso comune e personale come falciotti e coltelli.

La specialità della ditta, però, era diventata la costruzione di macchine per usi salsalimentari, cioè tritacarni ed insaccatrici, sia ad azionamento manuale che motorizzato. Una di queste macchine insaccatrici, a marchio LEUCI, è conservata al Museo etnografico di Premana.

Durante la guerra la ditta partecipò allo sforzo bellico nazionale potenziando soprattutto la fonderia che forniva proiettili di artiglieria in ghisa, cilindri in ghisa per motori a stella per impiego aeronautico e particolari per teleferiche. L'esperienza accumulata nella fabbricazione di componenti per motori fu messa a frutto con la produzione di motori diesel a due tempi ad iniezione diretta, utilizzati anche quale fonte di forza motrice per gli impianti costruiti, quando una sorgente di energia alternativa (per esempio, l'acqua di una fiumicella o l'elettricità) non era disponibile.

Intanto i figli Augusto, Francesco detto Primo, Andrea, Emilio e Giuseppe avevano già cominciato a lavorare in azienda. Nel luglio 1917, proprio per ratificare questo fatto, la ragione sociale della ditta cambiò, diventando Possenti G. Battista e Figli.

Giovanni Battista morì il 27 agosto 1917, a 70 anni di età, lasciando la moglie, nove figli ed una ditta ben avviata, una ditta che ormai stava stretta negli stabili di via Garibaldi. I fratelli decisero di cercare un'area dove trasferire lo stabilimento e tutta la famiglia (la sorella Ida, sarebbe morta di influenza spagnola nell'ottobre del 1918), un'area che fosse lontana dal centro abitato, ma vicina alle vie di comunicazione principali e che avesse un'area fabbricabile di superficie sufficiente per costruire i capannoni necessari all'attività dell'azienda. Dove la trovarono?

In una Castello ancora tanto verde lo spazio non mancava, soprattutto verso le zone periferiche del Seminario, della Ca' Rossa e della Galandra. Fu proprio questa la zona prescelta: non troppo lontana dalla stazione ferroviaria, ci passava la strada nazionale dello Stelvio (oggi via Col di Lana - via Pasubio) e, proprio sulla strada, vicino al ponte sul Gerenzone, si affacciava una proprietà, già di Gaetano Colombo, costruttore edile, composta da una grande casa, da un magazzeno fronte strada, da una stalla da poco trasformata in abitazione, da un fabbricato a porticato e da circa 4500 m2 di terreno tutto attorno, in parte sulla scarpata verso il torrente, ma per il resto in piano e perfettamente adatto allo scopo. Lì accanto si trovava già un'attività industriale, la Società Anonima Tintori, fabbrica di mattonelle in cemento, tubi, vasche da bagno, camini, lavandini ecc. e magazzino di materiali da costruzione. Questa attività fu successivamente rilevata dai Gaffuri.

I fratelli Possenti l'acquistarono nel 1920 dagli industriali Paredi, Cima, Faini e Bonaiti, che ne erano entrati in possesso qualche mese prima, e lì trasferirono la loro attività, abbandonando per sempre il centro di Castello.

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