Lecco, 16 novembre 2012   |  

D'Onofrio, una giornata a Lecco: "Mafia al Nord? L'hanno voluta gli imprenditori"

di Lorenzo Bonini

Il pm della direzione distrettuale Antimafia di Napoli tra la lezione ai dipendenti comunali e la Biblioteca di Lecco: "Nord terra di conquista delle mafie, ma nostra forza è la parola".

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Il pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Vincenzo D'Onofrio, tra il comandante della Polizia Locale, Franco Morizio e l'assessore Armando Volontè

“Territorio di conquista per gli affari della mafia”: questo sta diventando il Nord Italia e la Lombardia, secondo Vincenzo D'Onofrio, pm della direzione distrettuale Antimafia di Napoli, oggi a Lecco per una “lezione di antimafia” ai dipendenti comunali di Lecco, una conferenza stampa con i giornalisti e l'inaugurazione in Biblioteca dello “scaffale della Legalità”.

 “Si ha l'impressione che queste terre siano quelle in cui investire i proventi dell'attività imprenditoriale della criminalità organizzata, a partire dalle “grandi lavatrici” del gioco d'azzardo e degli Oro cash”.

 Quali strumenti hanno gli amministratori locali contro questa proliferazione? “Innanzitutto – spiega D'Onofrio – disseminare il territorio di trappole antimafia, licenze edilizie o per locali, e connetterli con le banche dati reddituali o della polizia. Oltre ovviamente ai commercianti onesti, per i quali, tra l'altro, collaborare con la giustizia è anche una questione di profitto.

Ma una cosa devo dire – ha spiegato duramente D'Onofrio. Innanzitutto, un ministro tecnico che dice che occorre convivere con la mafia, mi dà il presentimento che parli con la certezza data dal fatto che il convivere con la mafia fu il guadagno della sua impresa. Secondo, che la mafia, al Nord, ci sono per volere degli imprenditori”.

“Nessun sindaco è costretto a diventare “sceriffo” - spiega D'Onofrio, stimolato ancora sulla questione degli amministratori locali, e sugli strumenti in loro possesso – ma se nessun sindaco può esimersi dal rilasciare un permesso che è obbligato appunto a rilasciare, nessuno è tuttavia obbligato a tacere il proprio sospetto e segnalarlo alle strutture competenti in presenza di indici significativi. Ma in generale – precisa D'Onofrio – non sono i poteri straordinari che mancano. 

Pensate: perchè la mafia ha sentito l'esigenza di uccidere ferocemente don Diana o don Puglisi, che non avevano alcuno strumento particolare? Perchè avevano la parola. Nelle realtà dove la parola prolifera e non il silenzio, la mafia non può vivere, perchè è l'unico strumento che non sanno fronteggiare. Casomai serve dare agli operatori e agli amministratori locali l'idea che si voglia contrastare il fenomeno mafioso”.

Concorda con queste parole il sindaco di Lecco, Virginio Brivio, che ha poi accompagnato il pm, alle 15, all'inaugurazione dello “scaffale della Legalità”, vale a dire cinque scaffali della biblioteca di Lecco sui quali sono stati esposti libri, saggi e romanzi a tema legalità e antimafia, grazie alla cura di Matteo Manente e Marzia Tonoletti. “E' vero, non servono strumenti straordinari – conferma Brivio – semmai serve uno scambio efficiente di informazioni con le forze di Polizia e la Prefettura, come nel caso delle informative atipiche che hanno portato al ritiro delle licenze dei due locali lecchesi”.

D'Onofrio conclude la sua esperienza lecchese (che giudica “qualcosa che da tempo non gli lasciava un'emozione così forte”) notando sullo scaffale “L'atto d'accusa dei giudici di Palermo”, con le parole di Paolo Borsellino: della mafia bisogna parlare, sempre.