Lecco, 16 febbraio 2015   |  

Convegno Caritas: "Pane e parole. Cosa nutre la vita"

di Ugo Baglivo

Relatori: don Ettore Dubini, responsabile per la Caritas zonale; l’approfondimento è avvenuto poi a tre voci: mons. Maurizio Rolla, vicario episcopale per la zona di Lecco, il medico-psicanalista dott. Luigi Ballerini, autore tra l’altro di un libro il cui titolo è tutto un programma (“I bravi manager cenano a casa”, ed. EMI), e il dott. Luciano Gualzetti, vice-direttore della Caritas diocesana

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Da sinistra: Luciano Gualzetti, Luigi Ballerini e mons. Maurizio Rolla (Fotografie a cura di Gaetano Chiappa)

Si è tenuto nella mattinata di sabato 14 Febbraio un altro passo del percorso di programma annuale che il Centro Culturale S. Nicolò di Lecco quest’anno ha voluto condividere con Azione Cattolica, Caritas decanale, COE, ACLI, Pax Christi, MEIC, Scuola socio-politica: il percorso formativo, e non solo culturale, prevede una interpretazione particolare del tema di Expò 2015 “Nutrire il Pianeta – Energia per la vita”; e cioè “Una sola famiglia umana / Cibo per tutti”. Superando gli interessi laici, scientifici o puramente commerciali, l’interpretazione religiosa approfondisce il tema dal punto di vista umanitario, sia con lo sguardo rivolto al mondo, in cui tutti gli uomini hanno diritto al cibo, sia per il nostro microcosmo delle città occidentali, in cui convivono ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri, in una combinazione sempre più varia di uomini e donne di origini diverse.

 

Dal diritto al cibo da parte di tutti (prima parte del programma: è possibile eliminare la fame nel mondo) si è passati al cibo come fonte di relazioni di pace (seconda parte del programma: non le guerre per accaparrarsi il cibo, ma possibilità di incontro): e ciò con lo sguardo alle nazioni, nel rapporto tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo, ma anche con l’attenzione alle nostre città e alle nostre famiglie, nell’incontro con i più diversi nella società occidentale e nell’incontro con i nostri familiari, e in una famiglia aperta agli altri nelle nostre case. Ecco il tema del Convegno zonale Caritas per la zona terza di Lecco (terza su sette nella diocesi di Milano), tenutosi al Collegio Volta la mattinata del 14 febbraio: il cibo e la tavola come compagnia e come racconto. Seguirà in marzo-aprile la terza parte del programma: una finanza al servizio dell’uomo, con lo sguardo rivolto alle leggi, in materia economica e politica, che occorrono per salvaguardare i diritti di tutti.

 

Ballerini e Gualzetti

Il tema della “relazione” è balzato all’attenzione di tutti fin dalla preghiera iniziale, in cui si è fruito delle parole dell’Arcivescovo (card. A. Scola, Un nuovo Umanesimo) per ricordare che l’uomo è stato voluto da Dio non come individuo isolato ma come essere che si pone sempre in rapporto: con il suo Creatore, con gli altri uomini e donne che costituiscono la famiglia umana, e in relazione con il creato di cui egli deve prendersi cura. Ciò è vero oggi più che mai, giacchè viviamo “in un mondo in cui gli uomini dipendono sempre più gli uni dagli altri e che va sempre più verso l’unificazione” (globalizzazione).

Ha introdotto i lavori, e - uno alla volta - i relatori, don Ettore Dubini, responsabile per la Caritas zonale; l’approfondimento è avvenuto poi a tre voci: mons. Maurizio Rolla, vicario episcopale per la zona di Lecco, il medico-psicanalista dott. Luigi Ballerini, autore tra l’altro di un libro il cui titolo è tutto un programma (“I bravi manager cenano a casa”, ed. EMI), e il dott. Luciano Gualzetti, vice-direttore della Caritas diocesana, impegnato all’allestimento del Padiglione S. Sede in Expò 2015, oltre che all’organizzazione a livello diocesano relativamente agli impegni di Expò.

 

Il titolo scelto da mons. Rolla per il suo intervento desta da subito curiosità: “Mangiare e mangiarsi”. Il mangiare è bisogno fisico, ma la parola assume significati più profondi nella forma riflessiva o pseudo-riflessiva: si va da mangiarsi le unghie…mangiarsi l’eredità…mangiarsi l’un l’altro,…fino a, in positivo, mangiarsi con gli occhi, e poi “io ti mangio” perché ti voglio bene. Così si passa da un valore fisico del nutrimento a un valore più intenso, che rimanda ad una avidità spirituale, che è bisogno di incontro - a tavola – tra uomo e uomo; e Gesù si è fatto cibo per l’uomo per farsi mangiare, per diventare una carne sola con l’uomo che se ne nutre.

 

Non basta che nel mondo ci sia “riso per tutti”, ma gli uomini tutti devono farsi “cibo per gli altri”. Non è un gioco intellettualistico o linguistico, come potrebbe sembrare, ma davvero non esiste cibo - in senso pieno – senza incontro; mangiare in solitudine è la cosa più triste che si possa pensare. E poi un rimando ad una pubblicazione recente, in tema: Fulvio Ervas, Se ti abbraccio non avere paura.

 

L’intervento successivo dello psicologo Ballerini ha chiarito e razionalizzato alcuni passaggi di pensiero di mons. Rolla, che potevano apparire poetici, mistici, e non quotidiani e comuni. Mangiare è un “moto del corpo” che mira alla soddisfazione: il bambino non sa di avere fame e men che mai sa del cibo come bisogno per vivere, ma un altro (la mamma o chi per lei) gli offre qualcosa da mangiare, e il bambino ne succhia (e poi ne mangia) e avverte piacere, e dunque poi ne cerca ancora; il desiderio di altro cibo nasce dal piacere provato al primo assaggio. L’uomo è l’unico essere al mondo che mangia per soddisfazione cerebrale, non di solo stomaco, non di sola corporeità; fu Freud a scoprire l’”io-corpo”, e cioè la componente sovrammateriale del corpo: il mangiare è piacere, come la pulsione sessuale è piacere.

I relatori del convegno

 

Perciò in compagnia, tra buoni amici, si mangia di più, perciò sono nate intorno alla tavola tante abitudini di “finezza”, che non sono secondarie ma risultano essenziali al cibo stesso: ad esempio l’uso delle posate, la divisione del cibo in varie portate, e il rito dell’aperitivo prima del pasto, come quello del sorbetto tra pietanza e pietanza, ecc. Così la tavola è sì cibo, ma è anche parola, perché il cibo esige l’incontro con l’altro che mangia con noi: non si mangia solo per vivere, ma si mangia per gustare; insomma è ribaltata l’opinione comune: occorre “vivere per mangiare” e non solo “mangiare per vivere”.

 

Don Dubini riprende poi il tema e lo applica alle attività Caritas in modo concreto: nelle nostre mense Caritas non dobbiamo solo dare cibo ma dobbiamo creare rapporti umani, bisogna passare dal cibo alla compagnia di più persone che dividono tra loro il cibo, e la compagnia richiama il racconto, cioè l’apertura dell’animo di un commensale verso l’altro, e dei commensali verso chi li ospita.

 

L’intervento del dott. Gualzetti si compiace dapprima di queste profondità e squisitezze di pensiero: il cibo come racconto! Perciò, egli ricorda, la Caritas ha istituito prima i centri di ascolto e poi le mense, e poi il fondo famiglia/lavoro; come per dire che i bisogni spirituali vengono anche prima di quelli materiali. Ben a ragione Benedetto XVI pensa che “la più grande povertà è nella solitudine”; tutta la fede cristiana, più che fede nell’interpretazione individuale, è fede sociale, è condivisione. Tuttavia i problemi dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina sono diversi dai problemi dell’Europa e dell’America del Nord: qui siamo obesi, e lì invece le multinazionali tolgono i diritti (e le terre) a chi li (le) possedeva: ci sono 800 milioni di uomini malnutriti nel mondo; e ci sono i poveri anche da noi.

 

Se da una parte il cibo crea condivisione e racconto, dall’altra resta bisogno essenziale e materiale. Occorrono delle leggi che sanciscano il diritto al cibo per tutti, e tale diritto è necessario che entri nelle Costituzioni degli Stati cosiddetti avanzati: occorre che ci sia controllo sulle multinazionali che ignorano, o peggio sfruttano, le situazioni di povertà, e occorre che anche nei nostri stili di vita ci sia il controllo sugli sprechi. Ecco il richiamo di Papa Francesco ai “grandi” della Terra: “questa economia uccide!” E poi non bisogna solo pensare ad aiuti reali per le fragilità, ma occorre anche la denuncia contro i processi sbagliati. Le stesse migrazioni di popoli derivano da un sistema economico ingiusto. La visione umanitaria della Chiesa supera cioè gli egoismi delle parti, sia che si tratti – in grande – di multinazionali onnipresenti nel mondo e tutto-fare, sia che si tratti del microcosmo delle nostre famiglie.

 

Don Ettore Dubini

Il cibo è sì incontro e racconto, ma resta urgente il problema che il cibo va assicurato a tutti. Sono due piani diversi di pensiero, entrambi co-essenziali: come l’anima e il corpo.

Tra le voci di commento, da parte del pubblico (numeroso e in buona misura di “addetti ai lavori” provenienti da tutta la zona pastorale), particolarmente felice è stata quella del giovane Marco che si è detto apertamente fruitore di Caritas su doppio fronte, nel senso dell’essere stato dall’una e dall’altra parte del bancone: a servire cibo agli altri e talvolta nel bisogno di farsi servire. Può toccare a tutti! Importante è sì dare cibo a chi ha bisogno, ma anche sentirlo parlare. E che cosa ha detto Marco agli operatori Caritas? Ha detto che non tutti gli operatori Caritas sono autenticamente credenti, nel senso che non tutti lasciano trasparire dal loro comportamento la fede cristiana per quello che dovrebbe essere: condivisione affettuosa.

 

Occorre davvero che tutti - rispetto al problema del bisogno di chi ha fame di cibo reale o ha fame di incontro o ha fame di racconto – riscopriamo non tanto l’aspetto scientifico delle cose quanto il lato affettuoso della carità, come solo il Cristianesimo sa accomunare i “fratelli” in una sola “famiglia umana”. Le parole di Marco sono un programma per tutti.

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