Lecco, 28 luglio 2014   |  

Contratti redatti per corrispondenza senza invio postale

di a cura dello studio Qualitas Commercialisti Associati

Lo scambio di corrispondenza viene talvolta utilizzato nella prassi per regolare i rapporti tra le parti, in virtù del risparmio fiscale che può derivarne.

contratti posta

Infatti, l’art. 1 della Tariffa, Parte II, allegata al DPR 131/86 dispone la registrazione solamente in caso d’uso per alcune tipologie di atti “formati mediante corrispondenza”, purché per essi non sia richiesta a pena di nullità la forma scritta dal codice civile. Sono in ogni caso esclusi dal beneficio della registrazione in caso d’uso, anche se redatti per corrispondenza, gli atti aventi per oggetto cessioni di aziende o costituzioni di diritti di godimento reali o personali sulle stesse.

Tra gli atti che, se redatti in forma di corrispondenza, sfuggono alla registrazione in termine fisso, si ricordano, ad esempio, le cessioni di credito, le compensazioni e le remissioni, le quietanze, le garanzie reali e personali a favore di terzi (a condizione, però, che non ne sia richiesta la forma scritta dal codice civile).

Gli stessi atti, ove redatti in forma scritta diversa dallo scambio di corrispondenza, sono soggetti a registrazione in termine fisso.

Nonostante la diffusione, nella prassi, della forma “epistolare”, non è possibile rinvenire nel codice civile la nozione di “atto formato per corrispondenza”.

La dottrina, nel cercare di sopperire alla carenza di definizioni normative, ha enucleato il concetto di “corrispondenza” facendo riferimento ad ogni forma di “scrittura privata” unilaterale che, incrociandosi con un’analoga scrittura proveniente dalla controparte, realizzi l’accordo contrattuale. La medesima dottrina, inoltre, ha posto in evidenza come, per potersi trattare di corrispondenza, è necessario che sul medesimo documento non sussistano le sottoscrizioni di entrambe le parti. In pratica perché si abbia “corrispondenza” e non “scrittura privata non autenticata” è necessario che il proponente invii la proposta richiedendo alla controparte di restituirgli una copia firmata per accettazione.

La forma dello scritto dovrà essere “epistolare”, nel senso che dovrà essere scritta in forma di lettera, diretta al destinatario, ma non è necessario, secondo la dottrina che, per l’invio, venga utilizzato il mezzo postale.

Quanto affermato dalla dottrina è confermato dalla prassi, seppur non recente. Nella C.M. 31 gennaio 1990 n. 6, in particolare, l’Amministrazione finanziaria, soffermandosi, in particolare, sulla fideiussione formata per corrispondenza, afferma che tale atto possa ritenersi formato per corrispondenza “esclusivamente allorquando la lettera di proposta di fideiussione rechi la sola firma del mittente. Come, invero, evidenziato dalla giurisprudenza tributaria «una lettera che rechi la sottoscrizione oltre che del mittente anche del destinatario», nella specie l’istituto bancario, «costituisce una vera e propria convenzione soggetta a registrazione in termine fisso e non già una semplice lettera (commerciale) soggetta a formalità solo in caso d’uso» (Commissione tributaria centrale, 17 novembre 1961, n. 82844; Commissione tributaria centrale, 25 maggio 1955, n. 72242)”.

Tirando le fila del discorso, pertanto, si potrebbe concludere che l’atto formato per corrispondenza sia “costituito” da due documenti redatti in forma epistolare, recanti ognuno la sola firma di una delle parti. Tali documenti devono essere stati oggetto di “scambio” anche non postale, tra i contraenti, atteso che l’atto si può considerare perfezionato, secondo la regola generale, solo ove l’accettazione sia giunta a conoscenza del proponente (art. 1326 c.c.).

 

La singola firma potrebbe essere autenticata

Peraltro – come rilevato dalla più attenta Dottrina – i singoli documenti epistolari di proposta e di accettazione potrebbero, in linea di principio, recare anche la firma della parte autenticata dal notaio. Tuttavia – prosegue la medesima Dottrina – ove l’autenticazione sia apposta dal medesimo notaio, nello stesso contesto e nello stesso momento, su entrambi gli atti di proposta e di accettazione, diventa molto facile, per l’Amministrazione finanziaria, porre in discussione la formazione per corrispondenza.

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