Lecco, 15 gennaio 2016   |  

Nel rebus delle aree vaste Lecco prenda posizione

Qual è la posizione del nostro territorio e dei suoi rappresentanti? Il mondo politico ed economico si muovono in ordine sparso.

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Aree vaste che confusione. In queste ultime settimane si è acceso il dibattito istituzionale su quale destino debbano avere le vecchie province, alla luce di una riforma costituzionale che ne prevede il superamento in favore di nuove aggregazioni.

 

Ad accendere la miccia del dibattito il sindaco Brivio durante l'ultimo discorso di San Nicolò, dove ha proposto l'accorpamento con Como e Monza. A ruota i tre presidenti delle province brianzole, tutti di area Pd, si sono messi al lavoro per dare corpo alla proposta.

 

Virginio Brivio

Una soluzione, quella della Brianza allargata, che non ha però riscosso unanimi consensi né a Lecco né fuori provincia. Di ieri le dichiarazioni dell'assessore regionale Fabrizio Sala che vorrebbe l'accorpamento di Lecco, Monza e solo parte del Comasco; così come il sottosegretario regionale ed ex presidente provinciale Daniele Nava che ha parlato di Sondrio e Monza, escludendo Como.

Il mondo economico-produttivo lecchese poi è fortemente diviso, impegnato nel dibattito che porterà agli accorpamenti della Camera di Commercio che rischiano di non coincidere – creando ancora maggiore caos - con le aree vaste. Il fronte Valassi guarda a Monza oltre che a Como, mentre il fronte Maggi respinge l'ipotesi monzese, orientandosi verso Como ed eventualmente Sondrio. Nemmeno nella Camera di Commercio di Monza le idee sembrano convergere su un'unica soluzione, ma anzi si differenziano tra chi vorrebbe rimanere indipendente, chi vorrebbe tornare con Milano e chi è attratto dal progetto della Grande Brianza.

 

E mentre politica e mondo economico non sembrano trovare un unico tavolo di confronto per ridisegnare i livelli di governo, i servizi territoriali continuano a essere riorganizzati su differenti binari geografici: la sanità lecchese con quella monzese, i trasporti con Como e Varese, l'Aler con Bergamo e Sondrio solo per fare degli esempi.

 

Roberto Maroni

A voler prendere in mano la situazione sembra essere il presidente regionale Roberto Maroni che negli scorsi giorni ha dichiarato di voler lavorare a una proposta basata su otto aree vaste al posto delle dodici province sul modello dei cantoni svizzeri ovvero eliminando tutti i livelli intermedi, Comunità montane, Parchi e Ato. “Stabilire quante e quali saranno le nuove Aree vaste – ha dichiarato il Governatore - sarà compito di un comitato, ma partiamo già da un modello, quello delle otto aree omogenee stabilite nell’evoluzione del sistema socio-sanitario”.

Al Pirellone dunque si lavora su un'accorpamento Monza-Lecco, con Como che andrebbe con Varese. Ancora una volta uno scenario differente da quanto in atto a livello di Camere di Commercio dove l'asse lariano Como-Lecco, soprattutto in nome del turismo e del Lario, sembrava essere ormai inscindibile.

 

Tre rimangono però i temi aperti:

  • come è possibile procedere ad accorpamenti differenti per il livello politico e quello economico, trattandosi soprattutto di riforme che andranno a regime con tempistiche differenti (molto più rapide per le Camere di Commercio sotto la spinta della riforma Madia della Pubblica Amministrazione, decisamente più lente quelle delle Aree Vaste visti i tempi della riforma costituzionale);

  • perché Lecco non è in grado di esprimere una regia territoriale in grado di prendere posizioni univoche, chiare, pubbliche e su di esse fare lobby a tutti i livelli

  • tra le ragioni economiche, partitiche e quelle geopolitiche, nessuno pare tenere in considerazione gli aspetti storici ed identitari. Perché non promuovere pubblici dibattiti? Perché non dare parola ai cittadini come si fa con gli accorpamenti tra Comuni?

S.S.

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