Lecco, 01 novembre 2013   |  

Anche il Vietnam possibile mercato per le aziende meccaniche lecchesi

di Orlando Trevi

I prodotti italiani più venduti sono senza dubbio i macchinari industriali, dalle macchine di impiego generale a quelle per impieghi speciali, oltre ai prodotti chimici ed ai mezzi di trasporto, anche per la fiorente attività dell’impianto di produzione della Piaggio.

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Stabilimento Piaggio in Vietnam, operaio al lavoro

Anche se solo ad aprile la Banca Mondiale segnalava un rallentamento della corsa delle "tigri" dell'estremo Oriente, (incremento di crescita del prodotto interno lordo PIL 2013 dal 7,8% al 7,1%), val la pena soffermarsi sul caso del Vietnam, spesso presentato solo come satellite del colosso cinese. A livello economico con l’Italia può condividere molto, data la comune struttura industriale, basata su un tessuto di micro piccole imprese. Nel 2011, l’Italia si è collocata al 14esimo posto quale Paese fornitore (703 milioni $) ed al 20esimo come cliente(1,5 miliardi $), per un interscambio commerciale di 2,2 miliardi $.

Innanzitutto è doverosa una pur rapida ricognizione della storia vietnamita degli ultimi 40 anni, per renderci conto della voglia di riscatto di questo popolo. Ricapitolando le tappe principali, nel 1976 il paese esce sfinito dalla guerra interna fra il Nord, alleato di Unione Sovietica e Cina, e il Sud, alleato degli Stati Uniti d’America, nel 1978 la neonata "Repubblica Socialista del Vietnam" trova ancora la forza d’invadere la Cambogia, deponendo il dittatore Pol Pot, per poi apprestarsi finalmente a un lungo e faticoso processo di ricostruzione. Esso vedrà come risultato più importante l’ingresso come membro effettivo dell'ASEAN, l'Associazione delle Nazioni dell'Asia Sud-Orientale nel 1990. Cinque anni più tardi il Paese ripristina le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti e successivamente, nel 2000, accoglie il Presidente USA Bill Clinton. L’entrata a far parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, nel 2006, incorona la rincorsa vietnamita nel novero dei paesi che giocano un ruolo politico ed economico nel mondo moderno.

Dal 2010 la crescita economica si attesta al 6% d’incremento del PIL (salvo lievissimo rallentamento nel biennio 2011 -2012 al 5%), in parallelo il Paese conta su un sostenuto sviluppo demografico, con una popolazione che già contava 87 milioni di abitanti e che cresce di un milione di persone all’anno. Il tasso di disoccupazione è stabilizzato tra il 3 e il 4%, mentre il debito pubblico/PIL diminuisce di anno in anno, dal 54% del 2010, al 48% e 44% dei due anni successivi, fino al 43% attuale. Anche la curva dell’inflazione è sotto controllo, dopo il valore di picco al 18% del 2011, fra il 9% del 2010 e del 2012, per attestarsi al 6% quest’anno.

Se consideriamo la situazione travagliatissima di partenza, sono cifre significative e di grande auspicio sulle potenzialità di sviluppo delle relazioni commerciali con l’Italia, soprattutto nei comparti delle macchine e apparecchiature, della metallurgia, dell’abbigliamento, dell’ alimentare e dei mobili.

Nel triennio 2010 -2012 i valori delle esportazioni italiane in Vietnam si sono mantenuti in una fascia di oscillazione fra i 500 e i 600 milioni di Euro, con incrementi anche di un ordine di grandezza nei comparti dei macchinari e delle attrezzature ( da 15 a quasi 150 milioni, con picco intermedio fin quasi a 190) e aumenti importanti nei prodotti chimici e farmaceutici ( da 90 a 93 milioni di Euro), negli articoli di abbigliamento e in pelle (da 56 a 72 milioni di Euro), nei prodotti tessili (da 25 a 32 milioni di Euro) e negli autoveicoli e altri mezzi di trasporto (rimbalzati da 17 a 78 milioni di Euro nel 2011, per poi ridiscendere a 41 nel 2012). I prodotti italiani più venduti sono senza dubbio i macchinari industriali, dalle macchine di impiego generale a quelle per impieghi speciali, oltre ai prodotti chimici ed ai mezzi di trasporto, anche per la fiorente attività dell’impianto di produzione della Piaggio.

Il flusso delle importazioni italiane dal Vietnam ha registrato un balzo da 890 milioni di Euro del 2010 agli oltre 1,8 miliardi del 2012. In quest’ambito, risaltano le apparecchiature per le comunicazioni, come televisioni computer e cellulari, dovuta alla massiccia presenza produttiva in Vietnam delle principali case giapponesi e coreane, (la voce composita “computer e prodotti di elettronica e ottica; apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi” decuplica i propri valori passando da 75 milioni del 2010 ai 774 del 2012), oltre ai prodotti agricoli, della pesca e alimentari in genere, con giro d’affari in forte aumento (da 256 milioni di Euro del 2010 a 390 milioni del 2012) e ai prodotti del calzaturiero “articoli di abbigliamento e in pelle” con giro d’affari stabile intorno a 350 milioni di Euro nel triennio (Fonte: elaborazioni Ambasciata Italiana su dati del Fondo Monetario Internazionale, dell’Economist Intelligence Unit e dell’Agenzia ICE /ex Istituto per il Commercio Estero) .

Le opportunità di questo Paese si riconducono a una classe media formatasi in seguito allo sviluppo accelerato del Paese negli ultimi anni, a una forza lavoro giovane, a buon mercato e qualificata e in particolare agli accordi di libero scambio con i Paesi ASEAN con clausole di salvaguardia molto favorevoli, che fanno del Vietnam un’area attrattiva anche per gl’investitori italiani.

Qui c’è davvero molto margine di manovra, perché il livello degli investimenti italiani nel Paese è ancora al di sotto delle potenzialità: a fine 2012 solo 276 milioni $. Gli ostacoli principali sono senz’altro la distanza, culturale e geografica, ma anche la scarsa conoscenza delle opportunità del Vietnam, dove fiorisce un mercato sempre più promettente per investire soprattutto nelle costruzioni e nei settori “Made in Italy”del lusso, dei mobili e del tessile. Lo testimoniano alcune recenti iniziative produttive di grandi gruppi nostrani, quali: Carvico (tessuti per abbigliamento sportivo), Ariston (scaldabagni), Piaggio (motocicli), Bonfiglioli (motori elettrici), Datalogic (scanner per lettori di codici a barre) e del Consorzio Medexport (prodotti famaceutici), che si aggiungono agl’insediamenti precedenti in Vietnam di Merloni (termosanitari), Mapei (edilizia, adesivi e sigillanti), Ferroli (generatori) e Perfetti Van Melle (dolciumi). Nel Paese si possono trovare anche le nostre principali banche e assicurazioni come Intesa Sanpaolo, Unicredit e Generali.

Concentrandoci sulle infrastrutture, Hanoi ha piani decennali per nuove grandi opere, che vanno dal potenziamento della rete stradale, ancora molto carente, all’ammodernamento della rete ferroviaria e dei porti, con fabbisogni annui di finanziamento per 15 miliardi $, la metà dei quali di provenienza statale, il resto da reperire con l’apporto di capitali privati stranieri. Così va modellandosi in Vietnam una normativa innovativa, come la Public Private Partnership (collaborazione pubblico-privato) del 2012: le agenzie governative presentano studi di fattibilità con l’indicazione del tasso di rendimento sull’investimento (Return on Investment/ROI), gl'investitori esteri ne verificano l'interesse. Potremmo beneficiarne come Italia in due direzioni: nella pratica, approfittandone con eventuali nostri investitori privati; ma anche nel metodo “pubblico-privato”, prendendo esempio dalla Repubblica Socialista del Vietnam per quanto riguarda almeno l’attuazione dell’analogo piano di attrazione degl’investimenti “Destinazione Italia”, presentato di recente dal nostro Governo.

Che dire infine del sistema tributario, dove vige una generale riduzione sulle imposte rilevanti come quella sul reddito delle società al 25% e la VAT, ossia IVA, al 10% e dove come italiani possiamo godere anche dei benefici del trattato contro la doppia imposizione?

 

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