Lecco, 29 settembre 2013   |  
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Alla scoperta della potenza economica messicana dove l'Iva è al 16 per cento

di Orlando Trevi

Da due anni il Messico è entrato nel novero delle prime 11 economie al mondo, secondo la Banca Mondiale, subito alle spalle dell'Italia segnalata al 10° posto

billetesmexicanos

Con questo articolo, inauguriamo una mini rassegna per individuare paesi che sono relativamente sulla bocca di tutti, ma in realtà rimangono spesso sconosciuti anche in una provincia come Lecco, dai tratti distintivi per presenza di settori come metallurgia, prodotti in metallo, macchine e apparecchiature meccaniche, prodotti elettrici, mobili, tessile e altre importanti industrie manifatturiere.

 

In questo periodo tutti fanno un gran parlare d’internazionalizzazione ed hanno ragione, data l’unica opportunità di sviluppo che rappresenta. Quando un imprenditore si pone la domanda di dove allargare il proprio mercato, egli si trova di fronte all’esigenza di indirizzare il proprio business su Paesi/mercati coerenti e allo stesso tempo in crescita. Ma non basta soffermarsi solo sulla situazione aziendale, per aver maggiori chance val la pena considerare anche il contesto territoriale di partenza, che può far emergere molte sinergie, moltiplicando relazioni, contatti, interdipendenze, con ricadute positive sul giro d’affari.

Il Messico da due anni è entrato nel novero delle prime 11 economie al mondo secondo la Banca Mondiale, subito alle spalle di Italia al 10° posto, Brasile al 9°, Regno Unito all’8°, Francia al 7°, precedendo Corea Sud (12), Spagna (13) e Canada (14), mentre nel 2050 potrebbe diventare la sesta potenza.

A livello territoriale, con 3 zone orarie e quasi 2 milioni di chilometri quadrati regge il confronto dell’Unione Europea (quasi 3). Ha 115 milioni di abitanti e 27 milioni aggiuntivi residenti negli Stati Uniti d’America, costituisce il maggior Paese di lingua spagnola, con Prodotto interno lordo (Pil) pro capite di 15.300 $ superiore a Turchia (15.000 $) e Brasile (12.000 $) e consumi medi mensili per il 41% della popolazione paragonabili all’Europa. Secondo l’Economist Intelligence Unit nel 2014 il Pil crescerà del 4% e gl’investimenti diretti esteri in Messico arriveranno al livello di 25,5 miliardi $, in riavvicinamento ai 27,8 del 2008. Dai dati di censimento, la piramide demografica risulta assolutamente equilibrata dalla fascia 15-19 anni (5% della popolazione maschile e femminile), con quasi l’80% della popolazione urbana residente in megalopoli come Città del Messico (quasi 20 milioni di abitanti), Guadalajara (4 milioni), Monterrey (3,6) e Puebla (2,1).

Secondo i dati consolari 2013, si avvale di fonti di ricchezza diversificate, come ad esempio:

- l’asse strategico con gli USA, di cui il Messico è terzo partner commerciale e dai quali trae il 51% degl’investimenti del Paese, e l’appartenenza al Nafta (North American Free Trade Agreement), accordo nordamericano per il libero scambio con gli Usa e il Canada;

- l’enorme presenza di colossi stranieri come, Whirlpool, 3M, GM, Ford, Fiat Chrysler, Good Year, HP, IBM, Cisco, BlackBerry, Microsoft, Chevron, ExxonMobile, Pepsi, Colgate, Philip Morris, P&G, Coca Cola, Kenworth, American Express, Accenture, ecc.;

- il petrolio, di cui è settimo produttore mondiale, terzo fornitore degli Usa, con esportazioni per quasi 47 miliardi $ nel 2012;

- le rimesse degli emigrati, con il terzo posto nel pianeta e il 16% del totale mondiale, per un ammontare di 22,7 miliardi $ nel 2011

- gl’investimenti diretti esteri, per i quali è al secondo posto in America Latina, al 16° nel mondo, per quasi 21 miliardi $ nel 2011

- il turismo, per il quale rappresenta la 13° destinazione internazionale, con 24 milioni di visitatori per 13 miliardi $ di entrate e Cancun come primo aeroporto dell’America Latina

I settori principali sono Oil&Gas, Costruzioni, Automobile, Chimica, Turismo, Tecnologie di punta (High Tech) come Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT), Aerospazio, Tecnologie ambientali, mentre fra i grandi gruppi messicani ormai noti a livello globale non si possono tralasciare Vitro (vetro), Pemex (petrolio), Cemex (cemento), America Movil (telecomunicazioni), Grupo Modelo Mexico (bevande e alcolici), Bimbo (alimentare) e Televisa (televisione).

Per quanto riguarda il solo settore automobilistico, annovera la presenza massiva delle principali case: Ford, Fiat Chrysler, General Motors, VolksWagen, Nissan, Honda, Mazda e Toyota. Questa concentrazione implica opportunità enormi nella filiera per i processi di forgiatura a freddo e a caldo, l’estrusione di polimeri con inserti metallici, il flockingfinishing, la pressofusione di alluminio superiore a 450 tonnellate, la produzione di acciaio ad alta tenuta, la produzione di acciaio inossidabile, i processi di fusione dell’acciaio, la fusione di acciaio inossidabile, lo stampaggio di precisione, lo stampaggio in profondità, la cromatura di componenti esterne in plastica, la sinterizzazione ad alto volume, la produzione di dadi e porta stampi, lo stampaggio sequenziale, la fabbricazione di stampi per la plastica, la fabbricazione di stampi per pressofusione, la produzione componenti di fibra di vetro, la produzione stampi per vetro soffiato (con/senza dipinti), l’assemblaggio o fabbricazione di sensori e componenti elettronici.

La potenza messicana risulta una delle realtà più aperte al commercio internazionale e lo dimostra disponendo di tre trattati come il già citato Nafta del 1994, il Tlcuem (Trattato di libero commercio tra il Messico e l’Ue del 2000), che prevede tutti i prodotti industriali europei a dazio zero e il riconoscimento del certificato di origine Eur 1, oltre al trattato con il Giappone del 2005 ed altri nove accordi internazionali.

Nell’interscambio commerciale con l’Italia, siamo il secondo fornitore europeo del Messico e nel 2011 le esportazioni italiane hanno raggiunto i 5 miliardi $, per 80% beni intermedi /strumentali e 20% beni di consumo, mentre l’import italiano ha raggiunto un ammontare di un miliardo e mezzo di dollari. I messicani hanno un’ottima immagine del prodotto italiano, per tecnologia, qualità, affidabilità e design, senza contare l’affinità culturale fra i due Paesi. Infatti per la nostra ambasciata sono già attive in Messico oltre 1400 aziende italiane, di cui 300 in termini strutturati.

Le opportunità commerciali sono molteplici e vanno dai materiali per costruzioni, forniture alberghiere, macchinari industriali alle tecnologie verdi, turismo, macchine per l’agricoltura, con un clima favorevole all’insediamento d’investimenti dall’estero per facilità di costituzione aziendale, senza obblighi di acquisire soci messicani e con possibilità di detenere il 100% di capitale straniero.

La Federazione riconosce all’investimento straniero il medesimo trattamento di un investimento nazionale, non può espropriare la proprietà privata secondo i principi del Nafta, ad eccezione di motivi pubblici e su base non discriminatoria, ma in quel caso interviene la legislazione internazionale. Inoltre adotta un regime fiscale non vessatorio, con aliquote al 30% e Iva al 16% e 11% nelle aree di confine, mentre il supporto agl’investimenti fa parte delle prerogative dei singoli Stati.

Sono da tener presenti i dati riguardanti l’occupazione, con una forza lavoro di 57,5 milioni di persone, età media intorno ai 26 anni, salario medio 2012 nel manifatturiero di 4,68 $ all’ora, tasso di disoccupazione nel primo trimestre 2013 al 4,9%, interessante livello di preparazione tecnico professionale con abbondanza d’ingegneri. Secondo uno studio di KPMG, a livello macroeconomico i costi lavorativi in Messico ammontano a 7000 $ annui nel 2011, in terza posizione rispetto all’India prima (1500$) e Cina (2800$), davanti a Russia (9700$), Brasile (10600$), Polonia (14600$), Rep.Ceca (16500$), Germania (44600$), Canada (52000$) e USA (59300$).

Infine, per quanto riguarda la competitività è al 53° posto secondo Doing Business 2012, rispetto al 73° dell’Italia. Con quest’annotazione concludere “in agrodolce” che l’eventuale espansione dell’attività in Messico può tornar utile anche per confrontarci con la nostra situazione nazionale: pure da noi una maggiore apertura al mercato, non diciamo come quella messicana ma che andasse perlomeno in quella direzione, aiuterebbe …

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