Milano, 17 febbraio 2016   |  

“De Architectura. L'enigma delle linee”. Giudici in mostra a Milano

Sarà allestita dal 4 al 31 marzo, negli spazi di BIM-Banca Intermobiliare, in via Meravigli.

foto mostra giudici

Creare soluzioni visive che colpiscano e coinvolgano l'osservatore, realizzare immagini che trasmettano sensazioni. E' quanto si propone Giuseppe Giudici con la sua macchina fotografica, con la sua esperienza e con l'utilizzo di tecnologie d'avanguardia. Ed è quanto propone nella mostra “De Architectura. L'enigma delle linee”, allestita dal 4 al 31 marzo, negli spazi di BIM-Banca Intermobiliare, in via Meravigli 4 a Milano (inaugurazione il 3 marzo, ore 18.00).

Sensazioni che, ognuno a proprio modo, i visitatori ritroveranno nelle venti immagini esposte in una mostra che, secondo lo stesso Giudici, ha un titolo con “un significato specifico”. “Mi sono inoltrato – dice - nelle diversità degli schemi geometrici delle facciate, dove convivono proporzioni e ritmi, funzioni ed estetica, continuità e discontinuità, geometrie, tessiture e trasparenze”.

E' un lavoro di ricerca che da sempre contraddistingue l'attività di Giuseppe Giudici che, a Lecco – dove è nato nel 1956 – ha fondato nel 1980 il suo studio fotografico: da allora si è dedicato alla fotografia d'arte, di archeologia e di architettura alternando l'attività a carattere scientifico a quella più tradizionale, di natura divulgativa. Le sue immagini sono presenti in oltre 100 volumi d'arte e alcuni suoi scatti hanno accompagnato la promozione di mostre storico-archeologiche.

In questa “personale”, c'è la sintesi di un lavoro di oltre 150 immagini in bianco e nero. “Ho puntato il mio obiettivo – racconta – sulle architetture costruite nell'ultimo decennio a Milano, opere di grandi maestri, costruzioni spettacolari e affascinanti, realizzate con le più moderne tecnologie; involucri complessi, imponenti per grandezza ed innovativi per tipologia di materiali. Il mio sguardo è sulla Milano di Boccioni, 'città che sale', con l'esaltazione visiva della forza e del movimento”.

“La pulizia formale delle immagini (ben inquadrate, nitide, messe accuratamente a fuoco, stampate con cura) – osserva il critico Roberto Mutti – permette a Giudici di proporci un suo personale punto di vista che possiede un forte ritmo narrativo. Come in un brano musicale, ai momenti di più lenta contemplazione si alternano improvvise accelerazioni, agli sguardi d'assieme la necessità di far emergere l'importanza del particolare”.

Già, il particolare. E' l'elemento determinante del lavoro di Giudici. “Non voglio raccontare le architetture nel loro insieme, edifici e funzioni – conclude l'autore -, non indago i diversi linguaggi stilistici; ho scelto di non rappresentare il tutto”.